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Quella delle barche lente e quella dei treni veloci sono due esperienze lontane secoli che si possono ancora vivere in Laos nel 2025.
È possibile venire sparati a tutta velocità su uno dei nuovissimi treni veloci che attraversano la jungla. Ma anche scivolare sui placidi fiumi che attraversano la stessa jungla con le barche lente come si fa da sempre. Anche se adesso ovviamente vanno a motore, certe imbarcazioni sono comunque lente.
I treni veloci costruiti dalla Cina
Fino a poco tempo fa, escludendo gli aerei, il modo più veloce per viaggiare in Laos era tramite moderni e comodi autobus. Però ci mettevano da Vientiane fino a Luang Prabang fino a 11 ore. Questo è quello che si poteva leggere ancora nella mia famosa e pessima guida cartacea ancora in commercio.
La Cina in pochissimo tempo ha costruito dal nulla una nuova e moderna rete ferroviaria. Ora si può fare lo stesso tragitto in 2 ore e 20! Non oso pensare all’impatto ambientale che ha avuto questa opera e alla sicurezza per i lavoratori che hanno deforestato e traforato jungla e montagne.
Giustamente i laotiani sono molto orgogliosi dei nuovi treni veloci e della loro ferrovia che non avevano mai avuto e che gli porta tanti affari e turisti. Le stazioni sono come cattedrali nel deserto, maestose e in mezzo a zone isolate. Per entrare è come quando vai all’aeroporto; sia nella stazione, che sui treni con scrupolosi controlli da parte di eleganti hostess.

Calma e respirare profondamente
Ma restano alcuni aspetti pieni di pressapochismo tipici di un paese in cui le cose non vanno sempre come dovrebbero.
- aspetti un taxi che arriva un’ora prima
- aspetti un taxi che non arriva mai e nessuno conosce il servizio che hai già pagato
- ti dicono che si parte ad un’ora e invece si parte 2 ore dopo
- sali su una navetta, e ti spostano su altre 2 prima di partire
- ti chiedi se è una scelta per rallentare il traffico quella di lasciare dei crateri in mezzo a strade importanti
- io dei ponti improvvisati fatti con canne nella foresta non mi fido più

In questi paesi bisogna essere molto sereni, sempre; avere un piano b; e non essere troppo stretti coi tempi se si hanno delle coincidenze.
Ad un’amica che mi chiedeva come stava andando, in diretta le scrissi
Sono in un pulmino per un viaggio di almeno 4 ore su una strada piena di buche. Di fianco un laotiano sta litigando (urlando) al telefono da 20 minuti. Non è proprio una lingua armonica. Credo sia un tipo di tortura vietata dalla convenzione di Ginevra.

Le barche lente
C’erano 2 cose che mi parevano immancabili per un viaggio in Laos. Una era di visitare la piana delle Giare, l’altra di effettuare un’escursione in fiume su quelle che vengono chiamate barche lente per distinguerle dai motoscafi, troppo moderni.
Come mi è stato confermato da più fonti, la Piana delle Giare è troppo lontana e coi giorni che avevo non ne sarebbe valsa la pena arrivarci.

Per quanto riguarda le barche lente (slow boat) avevo pensato di fare parte di un percorso che fanno in tanti lungo il fiume Mekong e che da Luang Prabang porta in Thailandia (o viceversa). Il viaggio dura due giorni e mi era parsa una buona idea arrivare a metà come tutti (il villaggio di Pak Beng). Pensavo di dormire lì una notte e invece di continuare per il confine con la Thailandia, tornare indietro.
In rete avevo letto racconti epici sull’ esperienza in queste imbarcazioni lente, scomode e affollate, da cui godere una vista privilegiata sulla natura incontaminata e mescolarsi ad altri viaggiatori. Praticamente un piccolo mondo a parte per 8/9 ore di navigazione.
Secondo le mie fonti, conveniva non prenotare e rivolgersi direttamente al porto che si trovava proprio dietro al palazzo reale di Luang Prabang, quindi a 5 minuti a piedi dal mio alloggio.

Improvviso e scelgo il fiume Ou con una delle barche lente
Peccato che del porto non ci fosse più traccia, e sul luogo, oltre a varie soluzioni per giretti vicini (che poi feci l’ultimo giorno), le proposte erano di extra lusso e quindi troppo distanti dall’autenticità di quella esperienza.

Mi fermai sul lungo fiume e cercando in rete trovai una segnalazione per un’agenzia che era a 70 metri da me. Mi fidai e accettai quanto mi venne proposto. Ossia di fare si un’escursione sul fiume, ma da tutt’altra parte e un giro tutto per me. Il giorno seguente mi vennero a prendere in hotel e con un trasferimento in auto arrivammo dopo la seconda diga (anche questa cinese) che ha reso la prima porzione del fiume Nam Ou non più navigabile.
Col mio giovane capitano e la sua sottile barchetta ci inoltrammo attraverso un paesaggio verdissimo circondato da montagne. Mi sentivo Il capitano Willard che va a cercare il colonnello Kurtz (Marlon Brando) in Apocalypse now.
Il mitico film è ambientato in Cambogia, come il Laos, teatro della guerra segreta che ufficialmente si combatteva solo in Vietnam. I paesaggi sono uguali, come si può vedere in questo link , da confrontare con questo video girato da me.
Dove i treni veloci paiono impossibili
Non mi imbattei in sparatorie, donnine nude e signori della guerra. Anzi; dopo due ore di pace assoluta attraccammo alla banchina di un ristorante di Nong Khiaw. Un piccolo villaggio in mezzo alla foresta, circondato da montagne spettacolari e verdissime.

Col senno di poi mi sarei dovuto fermare almeno un paio di notti. Da lì partono varie escursioni nella natura. Col poco tempo a disposizione ne feci una in autonomia, passando da un villaggio nella foresta e con paesaggi a me insoliti e lussureggianti. Arrivai fino ad un poco rassicurante ponticello, almeno per via delle mie esperienze passate nella foresta Thailandese. Tornai indietro comunque soddisfatto pregustandomi una piacevole serata, ma andò come ho scritto nel secondo capitolo di questo viaggio.
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