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Secondo me la risposta principale alla domanda sul perché andare a Phnom Penh è di visitare i luoghi che testimoniano la brutalità del regime che dominò la Cambogia nella seconda metà degli anni ’70.

Si può andare a Phnom Penh anche per vedere tempi buddisti, questo classico, bianco e dorato coil classico tetto spiovente
Si può andare a Phnom Penh anche per vedere tempi buddisti

Motivi per essere ucciso in Cambogia negli anni ‘70

  • aver studiato
  • essere straniero
  • aver svolto mansioni intellettuali
  • aver lavorato per un’azienda pubblica
  • avere un parente che avesse uno dei requisiti sopra elencati
  • portare gli occhiali (quindi essere un lettore e quindi intellettuale)
  • avere la pelle chiara (quindi non fare lavori all’aria aperta)
  • non saper arrampicarsi su un albero (quindi non essere un contadino)

Praticamente io non avrei avuto scampo perché avrei avuto tutte queste caratteristiche. Un film molto bello che tratta di questo argomento è Per primo uccisero mio padre , film di Angelina Jolie come regista. E’ tratto dal libro autobiografico Il lungo nastro rosso della scrittrice Loung Ung.

Interno del palazzetto dello sport di Pnhom Penh durante una partita di volley
Anche fare sport era proibito durante il regime assistere ad una gara di volley mi è parsi di particolare valore

Il regime comunista di Pol Pot

Ricordo alla fine degli anni ’90 di quando lessi su un quotidiano (con gli occhiali) della morte di Pol Pot. Non sapevo molto di quella storia ma capii che il mondo sarebbe stato un po’ migliore da quel giorno. Con la fine dell’ex dittatore, infatti, si concluse anche la guerra civile che era durata quasi 20 anni dopo che già si era concluso il suo regime. Morì di vecchiaia, e per tutti quegli anni aveva continuato a creare sofferenze perché finanziato dai Cinesi.

Come avveniva un po’ in tutto il mondo, in Asia, dal dopo guerra, la guerra fredda non era solo sotterfugi e preoccupazioni come in Europa. Russi (in un certo modo assieme a Cinesi) e Americani, si sparavano sul serio, seppur indirettamente e senza dirlo. Generalizzando molto, con la dipartita dei regimi colonialisti europei (in primis Francesi); gli americani sostennero regimi di destra, che venivano contrastati da quelli comunisti amici dei Russi.

Destra o sinistra, americani, russi, cinesi o colonialisti, più o meno sempre di regimi oppressivi si trattava, e le popolazioni ne soffrivano, anche se il regime cambogiano raggiunse l’apice. Tra un colpo di stato e l’altro (che in alcuni paesi della regione, continuano fino ai giorni d’oggi); ci furono la guerra di Corea e del Vietnam. Quest’ultima in realtà coinvolse anche Laos e Cambogia, ma all’epoca non si poteva dire, e infatti in Laos (uno dei paesi più bombardati nella storia) la chiamavano guerra segreta.

Palazzo reale di Phnom Penn, dorato e illuminato di notte
Palazzo reale di Phnom Penh

Andare a Phnom Penh per svuotarla

In Cambogia poco prima che gli americani venissero sconfitti anche in Vietnam; andarono al potere i Khmer Rouge. Fanatici e crudeli, molti di questi erano giovanissimi, tutti molto ignoranti e poveri. Quando si mossero per andare a Phnom Penh, inizialmente la popolazione ne fu lieta per la fine dell’altro regime, e ci sono incredibili immagini di festeggiamenti. Questo durò pochissimo, appena 3 ore, poi proclamarono l’evacuazione della città.

La giustificazione era un imminente bombardamento statunitense; tutti dovevano incamminarsi verso la campagna, senza portarsi dietro nulla (perché sarebbero tornati presto), senza saperne la meta: immediatamente.

La capitale della Cambogia in quel momento aveva 3 milioni di abitanti, di cui molti profughi scappati dalle zone già pesantemente colpite dalla guerra civile; si ridusse a 50.000. Già durante l’esodo molti morirono per strada, e subito iniziò lo sterminio. L’obiettivo era spopolare le città e che tutti lavorassero solo in campagna. Addirittura, distrussero tutte le pentole e i piatti perché le persone fossero obbligate a mangiare nelle mense e quindi controllate.

Letto di una prigione del carcere di Phnom Penh. Non avevano materasso e  il contenitore di metallo fungeva da bagno
Letto della prigione il contenitore di metallo fungeva da bagno

Andare a Phnom Penh per il museo

Il museo del genocidio della capitale della Cambogia è una delle centinaia di prigioni del regime che in nemmeno 4 anni sterminò circa 3 milioni di innocenti sugli 8 della popolazione del paese. In queste prigioni le persone venivano torturate per poi essere uccise. Gli aguzzini cercavano informazioni per trovare altri della classe media da uccidere; nel paese volevano solo contadini e persone non scolarizzate.

Il sopravvissuto alla prigione di Phnom Penh seduto ad un banchetto per salutare i visitatori e vendere il suo libro
Andare a Phnom Penh senza visitare il museo prigione secondo me non ha molto senso Questo è Il sopravvissuto

Delle tante storie, mi ha colpito quella di un ragazzo proveniente dalla Nuova Zelanda, che era in viaggio con amici per mare in Thailandia e si era perso causa una tempesta durante un’escursione. La sua unica colpa era di non essere cambogiano, quindi una spia. Le persone sfinite dalle torture, dicevano qualunque cosa per smetterla. Lui ammise di essere della CIA, ma ebbe la forza di prenderli in giro dicendo che il suo capo era il proprietario di una famosa (non in Cambogia) azienda americana di fast food.

Nel museo prigione vengono riportate alcune di queste storie, e c’è una lunga carrellata di foto dei prigionieri; i Khmer rossi catalogavano tutto. Vi risparmio la descrizione di come venivano uccisi i neonati e i bambini piccoli, ma anche come le persone venivano sgozzate, dato che non sprecavano le munizioni.

Perché andare a Phnom Penh se non si va al museo?

A casa avevo già compilato e pagato due diversi documenti/visti per entrare nel paese. Mi avevano mandato l’ok. Ma una volta giunto lì uno non andava più bene e francamente non capii in cosa. Me lo fecero rifare (identico secondo me) in un tablet a disposizione; entrai ufficialmente in territorio cambogiano felice di non aver dovuto ripagare qualcosa.

Stupa completamente bianca a Pnhom Penh
Anche in Cambogia ci sono le stupa
Albero con strani frutti allungati
E piante insolite

Già nella hall venni accolto da varie proposte di trasporti, ma io ero già convinto di prendere l’autobus. Appena uscito dall’aeroporto, venendo dal mansueto Laos, mi ritrovai subito in un altro mondo. La prima scena fu una moto contromano in una strada di 8 corsie. All’ingresso di certi edifici c’era il cartello che era vietato entrare non sono con le pistole, ma pure con le bombe a mano: meglio specificare, non si sa mai.

Per il resto feci una passeggiata sul lungo fiume (sempre il Mekong visto in 3 città diverse durante questo viaggio) e andai al Palazzo reale: 10 dollari per vedere poco perché la maggioranza degli edifici erano chiusi. Cercai il mitico club dei corrispondenti di guerra, citato spesso da Tiziano Terzani, come luogo di personaggi mitologici e aneddoti incredibili. Dalle mie fonti era diventato un bar di lusso, invece al mio passaggio era un cantiere. Chissà se acquistato da una qualche paninoteca americana o comunque dall’ennesima e banale catena internazionale.

Phnom Penh è diventata troppo moderna e non è particolarmente interessante; soprattutto rispetto al Laos, per me la Cambogia è decisamente meno autentica. Poi mi infastidiscono assai coloro che ti propongono ad ogni passo qualcosa, che sia un tuk tuk o una scopata.

I link

Home viaggio Viaggio in Laos e Cambogia con guida inadeguata

Tappa precedente Barche lente e treni veloci i trasporti in Laos 

Tappa successiva con video da Phnom Penh Video dal Laos e Cambogia

Video dalla prigione di Phnom Penh: Museo del genocidio di Phnom Penh

Piazza di Phnom Penh illuminata di notte , con palazzi moderni e traffico
Una piazza moderna di Phnom Penh di notte sempre trafficata

I viaggi fatti, racconti di viaggio divisi per continente

Paesi visitati nei miei racconti di viaggio

Gli aneddoti, divisi per tipologia nei racconti di viaggio

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Fabio Viroli
Ho sempre avuto tante passioni, ma da sempre più o meno latenti, le principali sono viaggiare e scrivere. Tra le altre cose ho una laurea in psicologia; ho fatto per più di 30 anni l’allenatore di basket; leggo tanti libri; sono stato molto appassionato di sport e di musica rock; e faccio improvvisazione teatrale. IL mio primo romanzo, che non parla di viaggi, si chiama LE TUE GAMBE SONO BELLE COME LE TAGLIATELLE