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La nostra vita nella savana fu incommensurabilmente più comoda in quanto turisti, ma comunque è ben lontana da quella di tutti i giorni di noi occidentali.
La confort zone, quella sconosciuta
Personalmente ho vissuto il disagio del campeggio come un piacere e uno degli aspetti più belli di questa esperienza.
Chi se lo può permettere presumo abbia degli alloggi più confortevoli di una tenda e magari una guida vera oltre all’autista, ma in fondo gli animali e la maggioranza delle scomodità sono le medesime, a cominciare dalle strade iper-dissestate e ai kg di polvere che si mangia tutto il giorno. Ammetto che in un paio di posti ho proprio rinunciato alla doccia gelida, era inevitabile che mix di polvere e repellente antizanzare ci accompagnasse assiduamente, ma con allegria, fino a Zanzibar. A me piace il campeggio anche nell’appennino Tosco Romagnolo o a Senigallia ma di essere lì, davvero in mezzo alla natura, sotto a quel cielo e sapendo che certi animali potevano essere vicinissimo a noi, mi entusiasmava.

Vita nella savana e andare in bagno di notte
Ci avevano fatto del terrorismo dicendo che una volta entrati in tenda era perentoriamente vietato uscire da soli. C’era il rischio di venire aggrediti. Qualcuno del mio gruppo non se ne era preoccupato ed ebbe un faccia a faccia con una scimmia disinteressata.
Avevo deciso di limitarmi nel bere di sera per ovviare all’ipotesi, ma il giorno che eravamo sul cratere del Ngorongoro e dove faceva piuttosto freddo la mia vescica si riempii inevitabilmente. Ero attrezzato come mio solito con bottiglie vuote di plastica. Il mio compagno di tenda mi imitò e, a parte per gli animali e soprattutto per evitare di congelarsi uscendo al buio (il bagno ovviamente non era vicinissimo), prendemmo la cosa come una goliardata. Darci dei piscioni oltre che russatori, divenne un tormentone del gruppo. Ci sono anche soluzioni che vengono definite di lusso ; ma ha senso il lusso nella savana?

Nel pascolo delle zebre
L’incontrare animali in libertà per me è emozionante anche a casa, figurarsi nella savana, e in posti che avevo sempre visto in tv. Il vulcano spento del Ngorongoro,, essendo vastissimo (265 km quadrati) ed integro, è un ecosistema a sé ed ospita una quantità impressionante di animali, a partire dagli enormi branchi di zebre e gnu che in quel periodo stavano migrando verso pascoli più verdi.

Sentendo i discorsi di quei giorni e osservandoli, debbo dire che l’animale ad avermi stupito maggiormente è la zebra. Sono molto intelligenti e stanno in gruppetti da 3 o 4 disponendosi in maniera che ognuna possa osservare una direzione per l’eventuale avvistamento dei predatori. Inoltre, quando dopo le lunghe cavalcate arrivano assetate nei fiumi, si trattengono e fanno passare gli impazienti gnu che finiscono inesorabilmente nelle fauci già spalancate dei coccodrilli in attesa.
L’emozione più stupefacente del viaggio fu senza dubbio sulla corona del Ngorongoro, quando dopo cena stavamo tornando alle tende e sotto ad un cielo stellato come solo nel deserto ne ho visti, nel prato pascolava placido un gruppo di zebre. Il bianco delle loro righe rifletteva la luce degli astri, magia pura che nessuna foto più rendere. (foto in evidenza)

L’asilo dei leoncini
Dopo il Ngorongoro il cui ambiente è davvero particolare e pare di essere in una bolla, circondati dai bordi del vulcano bene in vista che fanno da confine; seguì la visita al Serengeti.
Il paesaggio è diversissimo, visto che si tratta di una spianata infinita. In entrambi gli ambienti è possibile trovare corsi d’acqua o stagni, dove è più facile vedere gli animali.

Per esempio,vedemmo molti ippopotami, che ho scoperto sia l’animale in assoluto più pericoloso per l’uomo. E poi leoni in varie situazioni; sia cuccioli che adulti; dormienti; sbadiglianti; mangianti; mentre facevano il bidet, ci è mancato solo mentre trombavano.
Anche se le foto con la mia semplice macchinetta fotografica non possono rendere queste situazioni, il culmine della nostra visita al Serengeti fu l’avvistamento dei ghepardi. Prima, vedemmo mamma ghepardo con 3 cuccioli. Poco dopo uno in attesa (lunghissima) prima di un assalto, con le possibili prede sul chi va là.

Dopo la visita al Serengeti, altre tappe minori per capire la vita nella savana
Subito fuori dal Ngorongoro ci fermammo in un Villaggio masai, con tanto di ballo di benvenuto, giro per le capanne e tentativo di vendita collanine. A me queste situazioni mi paiono molto forzate e non piacciono tanto. Trovai invece molto interessante, seppur scarno, il mini-museo dove si parla del fatto che nelle vicinanze trovarono i primi resti umani e delle antichissime pitture rupestri (che il nostro tour non prevedeva). Si dice che proprio quella zona sia la culla della civiltà. Meritava certamente più attenzione la testimonianza delle scoperte di una grandissima scienziata, Mary Leakey.

Ultima tappa della Tanzania continentale fu attorno al lago Natron; bella la distesa di fenicotteri rosa sul lago salato; divertente il giro con bagnetto nel fiume; spettacolare la discesa sul lago con paesaggio lunare.

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