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Mi convinsi presto che viaggiare lavorando non è una passeggiata. E forse non è nemmeno viaggiare.
In teoria il motivo principale della mia presenza sarebbe stato di migliorare l’ Inglese. In fabbrica c’erano anche degli inglesi, ma ritmi e rumore non aiutavano il dialogo. Anche perché i più erano poco scolarizzati e avevano una parlata molto masticata e poco comprensibile. Inoltre, qualcuno non ci vedeva tanto bene poiché, pur svolgendo le stesse umili mansioni, noi eravamo i lavoratori di serie B e venivamo anche pagati meno.
L’eredità di Margaret Thatcher si faceva sentire. L’ex Primo ministro aveva ridotto sensibilmente i diritti dei lavoratori. Se ne parla in questo articolo. Una signora ci raccontò che non potendosi permettere una casa, viveva in una roulette parcheggiata a fianco dell’ingresso dello stabilimento. Il suo contratto personale (quindi non collettivo nazionale) prevedeva qualcosa come 5-6 giorni di ferie l’anno.
Per la foto in evidenza, l’intelligenza artificiale non è riuscita a creare quanto richiesto. Proprio non lo ha ritenuto possibile. Avevo chiesto un’immagine in cui si vedessero delle galline giganti vestite, inscatolare degli uomini piccoli nudi. Era l’immagine che aveva in testa il mio collega alienato di cui parlo nell’articolo precedente.
Dove piovono polli è viaggiare lavorando?
In quel grigiore spiccava una ragazza molto carina dai capelli rossi. Cercavo di finire nel box raccogli polli vicino al suo, per provare a parlare un po’.
Il capo reparto era solito stuzzicare tutte le donne. In particolare teneva le zampe di un pollo in mezzo alle gambe e poi sbatteva la testa dello stesso pollo sul didietro delle operaie. In particolare delle giovani e ovviamente soprattutto con la rossa; così ben presto mi prese di mira.
Un giorno non si limitò a spostarmi di postazione ogni volta che mi avvicinavo a lei, ma mi diede dei turni di pausa a dir poco punitivi. Nelle 10, a volte 12 ore di lavoro, avevamo diritto a 2 pause, una di mezz’ora e una di 15 minuti, e ci venivano concesse dal lui.
Visto il nostro misero pranzo al sacco, era importante la pausa prima delle 16:00 ora di chiusura del bar. Ovviamente anche che le 2 pause fossero abbastanza distanti tra loro. Quel giorno mi diede la prima pausa alle 16:15 e tornato dopo mezz’ora, la seconda alle 17:00.
Io sindacalista pivello
Andai a lamentarmi con il superiore del mio boss, ma il mio inglese all’epoca era troppo scarso per un’efficace vertenza sindacale. Questo evento divenne una sorta di scandalo, anche i miei amici protestarono in mia difesa.
In particolare, il gruppo di Vicente e degli altri spagnoli. Lavorando nel reparto di carico/scarico camion, sopra a dove stavo io, da giorni parteggiavano per me nel mio tentativo con la rossa. Addirittura, s’era creata una disputa verbale con la fazione dei colleghi inglesi che invece erano per il boss. Beh, il giorno seguente ci trasferirono tutti in blocco in un’altra fabbrica, e non vidi più la ragazza.
Anche se si stava molto meglio (lavorando comunque sempre dalle 6:00 alle 18:00, ma almeno senza sorprese), dopo 5 settimane avevo ampiamente dimostrato a me stesso di sapermela cavare. Valutai che non aveva senso lavorare così tanto per essere poco più che in pari e decisi di andarmene.
Salutai tutti con una specie di dispiacere. Mi diressi a Cambridge, città soprattutto universitaria. Ma scoprii che durante il periodo estivo di lavoro ce ne era poco mancando quasi tutti gli studenti. Allora andai a Londra, ma non avevo soldi. Per principio non volevo chiederne ai miei, così prenotai il primo volo possibile che era dopo 5 giorni.

Rischio rissa a Brixton
A differenza dell’anno precedente in cui girai la capitale inglese da ricco e non rinunciai a nulla; la seconda volta mi concentrai sui comunque bellissimi, e all’epoca verdissimi, parchi.
In ostello feci amicizia con un tipo di Firenze. Con lui investii i pochi soldi in poche birre. Una volta andammo nel quartiere di Brixton dove una sera in particolare era aperto un posto, famoso per l’ottima musica. Ma sbagliammo giorno. Pur consapevoli che normalmente era una zona poco raccomandabile, ci fermammo per un drink.
Mi sedetti nell’unico sgabello. Lui restò un po’ in piedi finché notò una sedia libera e continuando a parlare con me e guardandomi, l’andò a prendere per poi riavvicinarsi.
Avevo già notato un omone nero che incuteva paura. Tanti, quasi in processione, passavano a rendergli omaggio con ossequio. Lo identificai come un boss di quartiere.
Si era alzato un attimo, e proprio in quel mentre il mio amico fiorentino gli aveva tolto la sedia quasi da sotto il sedere. Girato verso l’omone mi vidi la scena con lui che cambiava espressione e imbufalito seguì il fiorentino strappandogli la sedia dalle mani.
Tutto accadde in pochi istanti e fortuna che non si era ancora seduto, altrimenti credo l’avrebbe scaraventato via. I nostri immediati e numerosi sorry evitarono un’escalation, ma me la vidi brutta.
Capii che sarebbe bastato girare un po’ per trovare lavoro a Londra in qualche pub. Avevo sbagliato ad affidarmi all’agenzia e a non partire un po’ all’avventura da casa. Per questo ero molto incavolato e al mio rientro cercai il modo per rifarmi. Molti anni dopo tornai a Londra, in una situazione totalmente diversa, a cominciare dai prati londinesi che non erano più verdi.
I link di viaggiare lavorando in UK e quelli generali
Home viaggio Il mio viaggio di lavoro sbudellando polli in Inghilterra
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I viaggi fatti, racconti di viaggio divisi per continente
Gli aneddoti, divisi per tipologia nei racconti di viaggio
Paesi visitati nei miei racconti di viaggio

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