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Anche a distanza di anni posso dire che ho fatto incontri incredibili durante il viaggio di lavoro. Devo iniziare col responsabile sudafricano del nostro alloggio. Si svegliava al mattino prestissimo, quando noi uscivamo era già davanti alla tv (teoricamente nella sala comune, ma ovviamente di sua unica proprietà) a guardare i teletubbies.
Al nostro rientro ci aspettava alla finestra. Gli piaceva dare il benvenuto alle ragazze colpendole alle chiappe con il fucile ad aria compressa per fare il simpatico. Di sera (ma solo nei week end) spacciava pasticche.
Galeotti, tossici e spacciatori
All’ arrivo i colleghi mi erano parsi tutti spagnoli. In realtà quelli erano tanti e al solito facevano più casino ma c’era di tutto. In camera mia c’erano 2 Rumeni e feci amicizia in particolare con un portoghese e uno svedese. I 3 francesi se ne andarono dopo un giorno.
Chi restava era disperato o cocciuto come me. Ci voleva poco a capire che non era affatto quello per cui ero lì. Si sgobbava di brutto, per pochi spicci e il parlare in inglese era veramente l’ultimo dei problemi, oltre che poco praticabile. Si partiva prestissimo e tra viaggio e lavoro, restava poco, inoltre crollavamo come birilli per la stanchezza.
Viaggio di lavoro ok, ma in teoria il week end lo avevamo libero. Però eravamo dispersi nel nulla e il massimo era andare nell’unico pub dove bastavano due birre per azzerare il misero guadagno. Ci pagavano ogni settimana, ma all’arrivo avevano chiesto un anticipo per il pagamento dell’alloggio. Quindi gli squattrinati (e ce ne erano) praticamente si indebitavano subito e poi faticavano a rientrarci perché dovevamo pagare anche il vitto e il trasporto. Molti si trovavano costretti a lavorare anche di sabato che in teoria era facoltativo.
Un giorno tirarono giù dal letto a forza un mio compagno di stanza perché serviva gente. Questo era spagnolo ed era lì con la fidanzata. La sera prima aveva fatto bisboccia con le pasticche economiche che giravano nell’alloggio e per lui quella giornata di lavoro forzato fu davvero un incubo.
Ricordo che in pausa mi disse che non ce la faceva più. Gli pareva di vedere attorno a sé dei polli giganti vestiti che inscatolavano dei piccoli uomini nudi.
Qualcuno più sano ma sempre insolito
Un altro tipo molto gentile con me era uno dei pochi anglosassoni lì presenti: un ex mercenario scozzese che aveva fatto parte di un esercito privato in Africa (mi fece vedere le foto coi suoi commilitoni, tutti armati di mitra). Era in crisi e se ne era andato da là perché la moglie gli aveva fatto le corna col suo migliore amico.
Un altro di cui ho un ricordo nitido è il primo svedese che abbia mai conosciuto. Era decisamente nero. Per un pomeriggio mi raccontò della sua famiglia. In particolare di suo padre che era un bevitore, mentre lui era astemio. Dopo qualche ora, lo incrociai con un cartone di birre in spalla e si giustificò dicendomi che era sabato! Un’altra cosa per me strana era che si lavava i denti prima di mangiare.
Incontri incredibili ma anche normali
Non ci furono solo incontri incredibili. Mediamente gli Italiani erano più tranquilli, feci amicizia con uno di Perugia. Ci rivedemmo anche in Italia due volte. Una fu quando andammo in tv a raccontare la nostra storia. C’era anche un tossico di Genova decisamente malconcio in camera con me. Si presentò con io uso anche il tuo armadietto e tu invece tieni le tue cose per terra. In quell’ambiente misto di gente poco raccomandabile o super scafata, mi diede gusto farmi rispettare nonostante apparissi un ragazzetto buonino.
In quelle settimane transitarono anche due ragazze più giovani di me, alla prima uscita fuori da casa dopo la maturità che si videro bene di non allarmare i genitori, fortunatamente non era facile come adesso essere in contatto a distanza. Uno di quelli con cui legai maggiormente era un militare della marina portoghese, di stanza in un isolotto nell’oceano che scelse di spendere le sue ferie lavorando per provare a limare un po’ un clamoroso debito di gioco. Ma durante il viaggio di lavoro in ferie, non resisteva dal giocare alla lotteria.
Il più pittoresco tra gli incontri incredibili
Tra gli spagnoli c’era in particolare uno che era scappato per aver violentato una donna, ma anche un gentilissimo e baffuto padre di 6 figli e Vicente che mi prese subito in simpatia. Costui si presentò dicendomi che purtroppo aveva visto l’Italia solo a quadretti, io non capii quella frase, ma lui sorridendo fece il misterioso. Ci arrivai dopo qualche giorno, quando indossò la t-shirt del famoso carcere di Regina Coeli, a cui lui teneva tanto, gliel’aveva regalata il suo compagno di cella, dopo che fu arrestato in aeroporto per traffico di stupefacenti.

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