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La storia del viaggio lavoro in Inghilterra sarebbe bastata da sola per essere ricordata, ma capitò di rinforzarla facendo l’ospite in TV. Addirittura, in RAI, in prima serata e in diretta.

Approccio all’orinatoio

Sono sempre stato un grande estimatore degli orinatoi nei bagni pubblici, che hanno due grandi pregi e nessun difetto. Sono più igienici, permettendo di non avere contatto con maniglie o altro toccati da chissà chi e chissà come. Inoltre, sono solitamente con meno fila e quindi sono fantastici se, come spesso capita a me, hai urgenza.

Mi trovavo all’aeroporto di Fiumicino e per l’appunto mi stavo dedicando a lasciare il meglio di me in forma liquida quando iniziai a sentirmi osservato. So di curiosi che allungano il collo per confrontare le misure. Ma questo signore era abbastanza distante e mi guardava in faccia. Non potei non ricambiare lo sguardo con aria interrogativa, dato che insisteva proprio.

Mi scusi, è che l’ho riconosciuta. Ieri sera l’ho vista ospite in TV. Che storia incredibile ha raccontato!

Ospite in TV, vinco il dibattito

Al mio ritorno dall’Inghilterra per prima cosa mi rivolsi ad un avvocato che mi spiegò che ero indubbiamente vittima di una truffa. Ma non mi sarebbe convenuto muovermi per via legali. Il danno economico non fu poi così alto e avrei perso tempo guadagnando soprattutto arrabbiature. Scrissi una lettera e la inviai ai giornali. Me la pubblicarono Repubblica, l’Unità e il Messaggero. Dopo qualche giorno, ricevetti una chiamata da chi all’epoca era una semplice giornalista della redazione di Mi manda Rai 3. Era la poi famosa conduttrice Serena Bortone.

La lettera in cui denunciai la truffa di cui fui vittima in occasione dell'esperienza in Inghilterra; pubblicata sul quotidiano La Repubblica
Degli altri giornali me lo dissero persone che li leggevano

Quello era un programma in prima serata di denuncia delle varie truffe che subivano gli italiani; per la prima puntata della stagione scelsero la mia storia come tema principale. La Bortone si rivelò molto scrupolosa e si fece spiegare bene tutto, andando a cercare conferme e riuscì anche a rintracciare la tipa della mia agenzia, cosa che invece io non riuscii perché non mi rispose più al telefono e l’ufficio dove ero andato a parlare risultava vuoto e senza più nemmeno l’etichetta nel campanello. Cercarono vanamente un confronto con le aziende inglesi, mentre riuscirono a trovare l’altra agenzia italiana a cui si erano rivolti gli altri miei compatrioti che vissero la mia stessa vicissitudine.

Venimmo tutti invitati alla trasmissione dove ci intervistò niente popò di meno che il futuro presidente della Regione Lazio (poi coinvolto in famosi scandali) Piero Marrazzo. All’ultimo minuto quella della mia agenzia non si fece trovare per il collegamento telefonico, mentre quello dell’agenzia di Roma fece una brutta figura arrampicandosi sugli specchi tanto che per difendersi ad un certo punto disse che io e il mio amico perugino eravamo lì solo per avere la ribalta televisiva.

Non solo ospite in TV, ma interpretato da un attore famoso

La cosa più divertente fu senz’altro che in quella edizione il programma prevedeva che il famoso comico Enrico Beruschi interpretasse in uno sketch il protagonista dell’episodio principale, in quel caso io.

In tanti mi videro e mi diedero riscontro come il tipo al bagno dell’aeroporto. O come un mio amico che era in pizzeria con la fidanzata quando chiese che sintonizzassero la tv su Rai 3 e che una volta a casa, la tenne accesa mentre faceva l’amore. Purtroppo il video di me ospite in TV si è deteriorato e non è più visibile.

Riflessioni sui viaggi lavoro

La mia esperienza, mi fa avere una posizione critica verso coloro che da giovani partono per viaggi lavoro con la presunzione che sia l’unico modo per viaggiare veramente.

Certo che nella diatriba tra andare in vacanza e viaggiare, se si vive nei posti le esperienze sono più vere.

  • Ma è meglio viaggiare per qualche anno tra un lavoro e l’altro e poi non poterselo più permettere?
  • Non poter andare in posti più cari?
  • O investire su sé stessi e avere una professione per poter fare esperienze di viaggio per tutta la vita e/o per ogni meta desiderabile?

In tutto il mondo se sei un lavoratore di basso profilo vieni sfruttato. La questione è ancora più complicata quando ti trovi in un paese straniero dove alla eventuale difficoltà linguistica vanno aggiunte tutte le beghe burocratiche. Ma la domanda principale è se davvero si può viaggiare per tutta la vita facendo lavori precari.

Arriva un momento in cui si hanno anche altre esigenze. Sì può far famiglia. Si possono avere problemi di salute personali o dei propri cari. O semplicemente si ha necessità di qualcosa di economicamente più sostanzioso o di fermarsi in qualche posto.

A quel punto tutti i lavori vanno bene e tutti possono viaggiare durante le ferie. Ma se mi sono costruito una professionalità più solida, posso permettermi di viaggiare di più e meglio.

Cosa diversa è per chi non ha bisogno di lavorare o per certe mansioni informatiche o in cui puoi lavorare da remoto, ma in percentuale quanti sono costoro?

Immagina creata dalla IA di me perplesso nella fabbrica circondato da polli
Ovviamente nella realtà i polli erano morti ma con IA anche foto in evidenza sono saltate fuori foto che rendono lidea

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Fabio Viroli
Ho sempre avuto tante passioni, ma da sempre più o meno latenti, le principali sono viaggiare e scrivere. Tra le altre cose ho una laurea in psicologia; ho fatto per più di 30 anni l’allenatore di basket; leggo tanti libri; sono stato molto appassionato di sport e di musica rock; e faccio improvvisazione teatrale. IL mio primo romanzo, che non parla di viaggi, si chiama LE TUE GAMBE SONO BELLE COME LE TAGLIATELLE