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Il muoversi coi mezzi pubblici, oltre a dormire negli alloggi economici, è ormai uno dei pochi sistemi per trovare qualcosa di originale e strano in un viaggio. I mezzi pubblici in Turchia funzionano benissimo. Ma qualche stranezza la si trova e almeno ci si mischia un po’ con la popolazione.

Per esempio, il detto fuma come un turco non nasce a caso. Nelle stazioni, quando la gente si ferma per le pause e i cambi, lo si nota benissimo. Difficile trovare qualcuno senza una sigaretta in mano, anzi, ne vidi uno che addirittura ne aveva due. In una tratta, il signore che forniva assistenza ai passeggeri (ogni tanto ti portano una bibita o uno spuntino compreso nel prezzo), si raccomandò che era vietato togliersi le scarpe. Peccato che però l’autista ogni tanto si faceva una sigaretta!
Sempre a proposto del fumo, che si fumi nei ristoranti è, secondo me, il fastidio più grosso di un paese che per il resto, almeno per un turista, è perfetto. In una pizzeria, vidi addirittura il pizzaiolo con la sigaretta in bocca mentre sfornava.

Una mia collega negli anni ’80 si era mossa coi mezzi mezzi pubblici in Turchia, lì si che era un altro mondo. Una cosa che le era rimasta molto impressa era che, oltre alle bibite, all’epoca il signore dell’assistenza clienti, passava anche a porgere la sputacchiera. Che carini. Scelsi di fare 2 viaggi notturni per riuscire a vedere tutto coi giorni che avevo, e non me ne pentii affatto.

Muoversi coi mezzi pubblici in Turchia, anche dormendo
La prima tappa da Ankara fu Pamukkale. Ricorda Saturnia ma resta un luogo quasi unico al mondo. Questo articolo spiega meglio come si è formata. Ma una cosa importante che devo dire è che le foto in rete sono piuttosto irreali. Si dice che risalgono ad anni fa quando c’era più acqua. Resta una bella esperienza. Negli adiacenti resti archeologici di Hierapolis c’è un teatro restaurato che pare nuovo.

Sempre più spesso mi capita di avere la necessità di scappare quando mi ritrovo in mezzo a grandi folle. Sono tutti tanto impegnati a fare foto tutte uguali, che nemmeno vedono dove si trovano. Durante questo viaggio lessi il giro mondo in 80 giorni di Jules Verne. La storia è conosciuta da chiunque, ma merita una lettura attenta perché da molti spunti. La tecnologia, nel bene e nel male ha portato facilità agli spostamenti. Praticamente tutte le mete sono raggiungibili, tanto da venire snaturate dall’affluenza.
Anche il protagonista Phileas Fogg non vede i posti, concentrato solo sul rispettare la tabella di marcia. Ricorda il turista medio di oggi che pensa solo a realizzare il selfie identico a quello del suo idolo in rete. Ma almeno Mr. Fogg alla fine vince la scommessa e si porta a casa la giovane moglie indiana.
Stavo uscendo da Pamukkale, per prendere l’autobus locale che poi mi avrebbe riportato a Denzili e da lì ne avrei preso un altro per Smirne, quando mi fermò un tale. Pensavo al classico rompi che voleva dei soldi e invece la richiesta era anomala e divertente. In rete ci dovrebbe essere ancora una falsa pubblicità/annuncio in cui dico quanto è bello visitare la Turchia appoggiandosi all’agenzia tal dei tali.
Mezzi pubblici in Turchia, a Smirne un incubo
Io che decanto il muoversi coi mezzi pubblici, funzionano alla grande nelle città più turistiche. Ma a Smirne fu un incubo. Ci ho messo un paio d’ore per arrivare al mio hotel in centro dalla stazione dei bus. Prima pareva che nessuno andasse in centro nonostante ci fossero mille autobus. Dopo tanta attesa il mezzo super affollato ci mise una vita ad arrivare. Facemmo tutto il tragitto a passo d’uomo in mezzo al traffico iper-congestionato.

Avevo scelto la terza città più grande del paese come base per escursioni nei siti archeologici di Pergamo a nord ed Efeso a sud. La prima ce l’avevo in testa da quando andai la prima volta a Berlino, dove i nazisti ne avevano portato l’antica porta. Anche preoccupato dall’esperienza avuta, decisi di rinunciare a Pergamo e di andare solo a Efeso, non come avevo ipotizzato coi mezzi pubblici ma con un tour.
Nemmeno questo piano B andò come previsto.Io avrei voluto fare un tour di gruppo: per spendere il giusto, magari fare qualche conoscenza e soprattutto non trovarmi nella per me spiacevole situazione di passare diverse ore in auto con uno sconosciuto in silenzio. Così infatti fu, dato che ero l’unico partecipante e il driver non spiaccicava una parola in inglese.Comunque, meglio che essere costretti a parlare, magari di calcio, con chiacchieroni con cui non si ha nulla da dire.

Questo malinteso avvenne perché entrambe le due addette alle reception dell’hotel non parlavano inglese e si affidavano al traduttore automatico. Faccio presente che era un hotel di fascia alta, ma evidentemente c’è poco turismo e pochi stranieri da quelle parti. Sbagliai io questa volta, ci sono anche dei contro quando si viaggia da soli, soprattutto se si trascura un po’ la pianificazione dell’itinerario.
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Tappa successiva Andare a Istanbul ma prendendo l’autobus pubblico

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Paesi visitati nei miei racconti di viaggio
Gli aneddoti, divisi per tipologia nei racconti di viaggio

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