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Anche nella mia seconda volta in Turchia andò tutto bene, eccetto che per problemi con un alloggio la prima sera.
Tra il 2024 e 2025 mi sono capitate delle situazioni davvero curiose con le sistemazioni alberghiere; in Romania e in Italia a Udine. Episodi che non possono essere giustificate dal fatto che solitamente scelgo tra le opzioni più economiche.
Fu un viaggio in solitaria, di 10 giorni nel maggio/giugno 2025 ed usando i mezzi pubblici. Nel mio google maps l’itinerario, che prevedeva ancora due giorni finali ad Istanbul, ma soprattutto di visitare i luoghi più rinomati della parte asiatica della Turchia.

Queste le mete principali:
- Ankara
- Cappadocia
- Pamukkale
- Efeso
- Smirne
- Pergamo (dove alla fine non andai)
- Istanbul
Arrivai nell’aeroporto minore di Istanbul, quello situato nella parte Asiatica, da dove la mattina seguente avrei preso un volo interno per Ankara. Arrivando la sera, optai per un hotel nelle vicinanze dell’aeroporto.

A proposito di problemi con un alloggio: è chiuso!
Con il titolare del bnb mi ero sentito tramite messaggio al mattino per confermargli il mio presunto orario di arrivo, ci arrivai in taxi.
Dopo aver citofonato non aprii nessuno. Seguii una signora che entrava e raggiunsi il piano con l’ascensore. Il primo segnale che ignorai fu che non c’erano cartelli o indicazioni. In una parete pareva che fosse stato staccato un adesivo con il nome della struttura. Nella porta di ingresso c’erano dei sigilli. Non rispose nessuno all’ulteriore scampanellata e chiamai il responsabile al cellulare.


Non rispose e mi richiamò dopo 10 minuti per spiegarmi che proprio quel giorno le autorità gli avevano chiuso e quindi sigillato la struttura. Le chiesi quando pensasse di dirmelo, farneticò un po’ per rassicurarmi che mi avrebbe ridato indietro i soldi. A parte la riflessione sul perché potessero avergli chiuso la struttura, faticai a capirlo anche perché ogni tre parole ci metteva in mezzo un bro, che poi ho realizzato stava per brother.
Come al solito avevo prenotato da casa con la piattaforma booking, che però in Turchia non funziona. Essendo già tardi, pensai di incamminarmi in quella zona moderna con vari negozi, banche e ristoranti, convinto che avrei trovato un hotel.
Dopo poco, mi imbattei in uno quasi di lusso (per gli standard turchi). Pagai 50 euro, senza colazione. Nelle restanti strutture la media era attorno al 25. La camera confermò una mia teoria, spendere tanto per dormire non ha senso. Certamente gli standard turchi sono molto diversi da quelli di altri paesi, tant’è che la maggioranza delle prese non andavano; gli interruttori erano lontani dal letto (una costante anche in seguito) e l’erogatore dell’acqua funzionava solo mentre veniva premuto.

Anche ad Ankara: vedi, vidi, vinci
La capitale turca non è considerata meta turistica e i più la saltano, ma oltre che essere di strada e comoda per raggiungere la Cappadocia, volevo vederla da tempo.

Durante il Liceo, furono tanti i 4 presi nel maldestro tentativo di tradurre versioni in latino in cui si raccontavano di celebri episodi dell’antichità o di leggende ambientati in Anatolia. Ma almeno qualche storia me la ricordo. In questa regione centrale della Turchia Giulio Cesare pronunciò la frase veni, vidi, vici. Il Re Mida trasformava tutto ciò che toccava in oro. Gordio realizzò un nodo impossibile da sciogliere che Alessandro Magno spazientito, pensò di tagliare con la spada (cosa che gli portò sfortuna).
Quando nel 1920 fu scelta come capitale del nuovo stato sorto dalle ceneri dell’impero ottomano e da anni di guerra, era abitata da appena 30 mila persone, cento anni dopo da quasi 5 milioni. Mustafa Kemal Ataturk il fondatore della moderna Turchia, per dare importanza ad Ankara, nei primi 8 anni di governo decise di non andare mai a Istanbul. Feci un mucchio di km a piedi per visitare l’imponente mausoleo di Ataturk e poi la Cittadella, ossia quello che era il nucleo della città antica, che ha una storia antichissima.

Anche Ankara (si vede che mi piacciono i giochi di parole?) la ricordo soprattutto per l’alloggio anche se non negativamente. Ero in un ostello, ma avevo la singola, con bagno, anche abbastanza grande. Quindi considerando il rapporto qualità prezzo, non peggiore di quella della sera prima.
L’aspetto più divertente fu invece la giovane receptionist che quando seppe la mia nazionalità, mi cantò una canzone in italiano dei Maneskin, che io non conosco affatto e questa cosa mi fece sentire vecchio.

I Link
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I viaggi fatti, racconti di viaggio divisi per continente
Paesi visitati nei miei racconti di viaggio
Gli aneddoti, divisi per tipologia nei racconti di viaggio

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