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Dei miei incontri a New York e della messa Gospel ad Harlem ne scrissi nel quarto resoconto via mail in diretta da New York. Lo feci in occasione del mio viaggio in solitaria del 2004.
Di incontri a New York ne sto facendo tanti, e sono riuscito anche ad assistere ad una messa Gospel. Come al solito un sacco di gente mi chiede informazioni, e a qualcuno le ho anche date, chissà se giuste.
Peccato non mi abbia fermato ancora nessun rompi particolarmente insistente. Di solito ho pronta la risposta universale che funziona sempre all’estero: um pis la pida s’è parsot. Per i non romagnoli, significa che mi piace la piadina col prosciutto. Il disturbatore di turno, non capendo l’idioma romagnolo, di solito alza le braccia e ti lascia libero.
Però m’ha fermato uno chiedendomi una firma contro Bush. Gli ho detto che sono italiano, e al massimo la mettevo contro Berlusconi. Lui m’ha risposto che, se avesse dovuto raccogliere anche le firme contro Berlusconi, gli sarebbe servita troppa carta.

Non trovo la messa Gospel ad Harlem
Di domenica mattina sono andato a cercare di fare una delle principali cose che avevo in testa: andare a vedere una messa gospel ad Harlem. Non sono affatto praticante, ma credo che sia un modo molto efficace per entrare nella cultura afroamericana, come in effetti è stato.
Siccome la mia guida non mi aiutava affatto, mi sono diretto verso il quartiere dei neri, provando a vedere se nelle chiese segnate sulla cartina c’era quello che cercavo.
Ma le chiese indicate dalla guida non erano proprio ad Harlem ma nelle vicinanze. È stato comunque interessante entrare in una di queste: prendere l’ascensore, vedere chi beveva il caffè a messa, chi ti veniva incontro invitandoti a sederti.
Quando arriva il momento di darsi la mano, ho visto gente fare il giro della chiesa salutando con baci e abbracci chiunque. Il clima è molto diverso da quello presente nelle nostre, spesso austere. Dell’omelia finale non ho capito assolutamente nulla, ma il reverendo era davvero un ottimo oratore. Era anche spiritoso, dato che ogni tanto tutti ridevano; lo facevo anch’io, pur non sapendo il perché.
Ad un certo punto c’è’ stato un canto con tanto di ballerino e traduttrice per sordi, la cantante aveva una voce fenomenale. Sono arrivato alla conclusione che se ci fosse uno spirito simile anche in Europa, la secolarizzazione sarebbe più limitata, qua andare a messa è una gioia condivisa.

Messa Gospel: la sana esaltazione religiosa
Un po’ rassegnato a non essere riuscito a partecipare ad una vera messa gospel ad Harlem, ho cominciato a girare a caso.
Dopo aver superato una chiesa che da fuori non invitava per nulla perché in un edificio molto moderno, mi viene un’ispirazione e torno sui miei passi. Il butta fuori (c’è anche nelle chiese, qua) mi fa notare che con lì la coca cola non si può entrare.
Una folgorazione! Tutti in piedi a cantare e battere le mani come in un concerto. E’ stata un’ esperienza assolutamente da vivere, clima di un entusiasmo contagioso! Bello vedere tutti tirati col vestito buono. Le signore avevano cappellini assurdi, i vecchietti cantavano e qualcuno saltare sul posto! Ero assolutamente sia l’unico turista che l’unico bianco!
Anche qui il reverendo ha fatto un’omelia fantastica, in cui non ho capito assolutamente nulla. Ma se alla fine m’avesse chiesto se avesse potuto darmi un calcio nel culo per il mio bene..beh, avrei accettato. Se la sinistra lo prendesse come leader vincerebbe le elezioni certamente. Anzi, le vincerebbe anche il partito dei pensionati con un oratore simile. Un genio della comunicazione non verbale, se mi dicono che devo rifare la tesi di laurea, la faccio su di lui!
C’era un clima assolutamente contagioso di euforia collettiva. Il signore di fianco a me poi era troppo bello, per la luce nei suoi occhi, per come batteva le mani, per come cantava e per i suoi commenti a ciò che diceva l’oratore! (ogni tanto urlava: Yes man!!!).
NDR Prima di vivere l’esperienza della messa Gospel è bene essere informati; è molto utile per esempio questo articolo.

Un vantaggio di uscire da soli è che si conosce gente nuova
Tra i tanti possibili incontri in viaggio, quelli nei bar sono tra i più interessanti. Ma molto raramente mi è capitato di avere un seguito con chi stava lavorando; solitamente sei un cliente e basta.
Ieri sera sono uscito con l’intento d’andare nell’ultimo ristorante dove avrei portato una donna, e ci sono riuscito: in una via piena di ristoranti indiani, ce ne era uno incredibile.
All’interno era pieno di luminarie, di quelle che noi abbiamo a Natale, ma fatte a forma di peperoncini, più festoni e fiori finti, tutti appesi al soffitto. Era tanto fitto che sembrava d’essere nella giungla. Erano un po’ più alti solo nel passaggio tra i tavoli, altrimenti se ti fossi alzato ci avresti sbattuto la testa. Ho mangiato bene, non so bene cosa e alla fine ero pienissimo.
Così ho pensato di fare due passi e mi sono diretto verso Manhattan, anche perché c’erano dei fuochi d’artificio molto belli. Ma mentre attraverso China Town, comincia a scapparmi fortissimo la pipi, e non c’è nessun locale dove fermarmi.
Continuo ad andare verso Manhattan, poi i fuochi finiscono, e non ce la faccio più. Se avessi continuato probabilmente non avrei trovato bar aperti a quell’ ora e per tornare indietro nella zona dove ci sono i pub ci avrei messo almeno 20 minuti. O me la facevo addosso, o m’imboscavo in qualche parchino deserto rischiando qualche brutto incontro.
Incontri a New York, serata con la barista
Ed ecco che all’improvviso un miraggio! Un ristorante italiano che faceva anche da bar per i clienti in attesa. Dopo aver ordinato una birra e compiuta la missione, liberato di un gran fardello e rilassato, mi siedo al banco. La barista era nativa cinese, ma cinese nemmeno un po’ anche se lo parlava poco.
Avevo con me un bigliettino che con le mie presentazioni in cinese che mi diede un’amica che lo studiava. Mai avrei pensato che un giorno mi sarebbe potuto servire.
Forse io lo parlo più cinese della tipa, ma mi è servito per rompere il ghiaccio. Poi in inglese abbiamo parlato 3 ore mentre lei lavorava, scambiandoci aneddoti su sbronze del passato.
Mi ha detto d’aver avuto una vita burrascosa, girando per i pub a bere da quando aveva 16 anni, studia economia. E’ una fighetta newyorkese. Per arrotondare lavora come barista in un ristorante di lusso e fa la commessa in una catena di negozi chic. Ma comunque le fighette di New York sono decisamente meglio di quelle di Milano Marittima.
Siamo andati assieme in un locale molto carino che doveva essere un disco pub, ma con la musica altissima. Non era il massimo riuscire a comunicare col mio inglese artigianale. Mi ha fatto conoscere diversi suoi amici, ed è stato molto interessante.

Oltre alla messa gospel e agli incontri a New York, anche tristi riflessioni
Sono ricapitato a ground zero. Ieri era la Festa del Papà qui e tra i tanti, appoggiato alle transenne, c’era un mazzo di fiori ed un biglietto con un disegno molto tenero, scritto da un bambino…l’ho fotografato, c’è scritto I love you, daddy

I link
Molti anni dopo, sempre a New York, mi capitò un’ altra serata da ricordare, lo racconto in: Natale a New York, il mondo è piccolo anche nei party di NY
Home viaggio Tripping in USA with Viro
Tappa precedente Visitare New York, e come dormire allo stadio
Tappa successiva Andare a Boston, ma che disastro i treni USA

I viaggi fatti, racconti di viaggio divisi per continente
Paesi visitati nei miei racconti di viaggio
Gli aneddoti, divisi per tipologia nei racconti di viaggio

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