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Tripping in USA with Viro era il titolo che nel luglio 2004 diedi ad una sorta di newsletter in cui informavo i miei amici e parenti delle mie avventure statunitensi. Il viaggio durò tre settimane, fu in solitaria ed usando i mezzi pubblici. Questo è l’itinerario che feci dal mio google maps.
Era un’epoca in cui non c’erano i social, e nemmeno la facilità che si ha oggi nel poter usare la rete. Fu il mio primo viaggio in solitaria fuori dall’Europa. Il gruppo di coloro avevano chiesto di essere informati, aumentò col passare degli invii. La scrittura diede un sapore in più alle esperienze che stavo vivendo.
Come nel blog attuale non ci sono prezzi e orari, ma sensazioni ed emozioni; inghippi ed incontri. E’ come se fosse stato il seme dell’idea che poi si è germogliata ed è cresciuta 20 anni dopo. La differenza maggiore è che spesso ne approfittavo per rispondere ad osservazioni e richieste dei miei lettori.
Tornai negli Usa molti anni dopo, il mondo era cambiato; questo il link della home dei racconti del viaggio fatto nel 2017: Traveling in the USA in the winter
Questo invece è il racconto a voce sul mio blog (in italiano): Nei party di New York

Vi ripropongo Tripping in USA più o meno come lo scrissi
Eccomi!
Mancano poche ore alla partenza: tutto è pronto. Il mio mitico zainone con cui ho girato mezza Europa è satollo.
Ho cambiato drasticamente look rapandomi quasi a zero e sistemato alcuni problemucci lavorativi. Quindi parto senza niente in testa, né capelli né lavoro, devo pensare solo al viaggio!
Questa mail è l’introduzione a quelle che invierò dagli Stati Uniti durante i prossimi 22 giorni, si chiameranno Tripping in USA with Viro. Quindi comincio con un saluto a tutti voi, compresa l’unica che in un certo modo parteciperà a questa avventura, Tania! Mi avete chiesto di avere news, lo faccio anche perché andare in viaggio da soli è una forzatura, ma meglio soli che male accompagnati e soprattutto meglio che stare a casa.
Quindi sarà un modo per condividere e comunicare le tante emozioni e sensazioni, e poi ho la scusa per scrivere! L’obiettivo è consumare le scarpe; scoprendo e conoscendo cose, situazioni, persone e posti diversi da quelle a cui sono solito.
Domani arrivo previsto a New York alle 19:30 ora locale. Spero di capitar bene col compagno/a di viaggio. Le ultime 2 volte che ho preso l’aereo, al check-in avevo inquadrato la ragazza più bella e mi ero concentrato sperando capitasse vicina a me, ed aveva funzionato!
L’obiettivo minimo è non beccare un americanone tanto grande da occupare anche il mio sedile e da spiaccicarmi sul finestrino. Certo che col collo messo così (infiammazione con antidolorifico a iosa), anche se avessi alla mia sinistra Angelina Jolie non potrei guardarla.

E Janez Bambù?
Non so ancora se arrivare dall’aeroporto Kennedy a Manhattan via taxi o via metro. Adoro le metro, ma in taxi potrei godermi l’avvicinarmi poco a poco alla grande mela. La preoccupazione maggiore è che m’ han detto che negli Usa ci sono pochi bagni pubblici, come farò con la mia incontinenza!?
La speranza maggiore è che durante il viaggio non debba andare a cercare sotto qualche ponte il povero Janez. In quel caso cambierei il titolo del racconto in Alla ricerca dello Janez Bambù perduto.
Per chi non lo sapesse Janez Bambù è un mio carissimo amico un po’ particolare che è partito anche lui per gli Usa 2 settimane prima di me, volendo fare un altro itinerario, ma soprattutto meno organizzato, senza telefono, senza carta di credito e con 4000 dollari in contanti. Insomma, di gente anomala ne incontrerò tanta, ma anche a casa non mi posso lamentare.

La violinista mezza polacca
Il viaggio è andato bene, la mia compagna non era la più bella, ma simpatica ed interessante. Mezza americana e mezza polacca, si iscrive a psicologia il prossimo anno e soprattutto suona il violino, e rientrava a casa dopo aver fatto una tournée in cui suonava la primavera di Vivaldi. Proprio la musichina del mio cellulare!
Nonostante abbia dovuto sforzare il collo per girarmi e parlare con lei, forse per l’adrenalina che da questa città elettrizzante, il male al collo è passato, quindi tutti tranquilli a casa.
Sono arrivato alle 19:00 e le procedure di entrata alla dogana non sono poi terribili, ti fanno delle domande sciocche tipo se sei un terrorista o se rubi i bambini, basta non ridergli in faccia, anche se è stata forte la tentazione di dire che sono un comunista e quindi i bambini non solo li rubo, ma li mangio anche.
L’arrivo a Manhattan, oltre che spettacolare, è stato molto rapido e già alle 20:00 ero all’ostello. In teoria, dopo un viaggio così lungo sarei dovuto crollare dalla stanchezza…tze, non mi conoscessi, alle 23:00 ero ancora in giro bello pimpante, nonostante fossero le 5 ore italiane.
A New York senza guida cartacea
Ho iniziato a girare per New York già alle 6:00, assolutamente vispo, nonostante abbia dormito pochissimo e male. La mia stanza, in comune con altri puzzoni sconosciuti, ha un sistema di refrigerazione piuttosto fastidioso: un ventilatore cigolante, che ogni 8 secondi mi spara un getto d’aria concentrato proprio sul mio rene sinistro.
Mi sono buttato giù dal letto perché stufo del ventilatore, perché curioso di vedere la metropoli che un po’ alla volta si svegliava, ma anche perché ero molto voglioso di rimediare al mio clamoroso errore.
In questo viaggio dove sono super tecnologico, con telefonino che fa le foto (ma non riesco ad inviarle), il rasoio elettrico (così non farò il barbone), 2 carte di credito, ed organizzato per ogni evenienza…beh, ho lasciato la guida a casa! È un’assenza importante, non tanto per i posti da vedere, so a memoria l’itinerario, quanto per i locali, gli orari e i trasporti: ahhhhh! Che scemo!

Le prime impressioni del tripping in USA
Quindi la giornata di oggi è stata dedicata alla ricerca della guida in italiano. Prima però bisogna che dica che impressione mi ha fatto New York.
Girare per New York dà la sensazione che molti posti sono già visti. In ogni angolo trovi qualche scena che ti ricorda un film: le case con le scale antincendio all’esterno, le strade coi taxi gialli, i poliziotti con gli occhialoni da sole. C’è davvero tutto il mondo qui, sia per le razze, che per la gente.
Uno bellissimo, indiano d’America sui 50 anni, penso non si fosse mai tagliato i capelli in vita sua. Non solo gli arrivavano tutti stopposi al polpaccio, ma ci aveva fatto anche il risvolto, praticamente ad ogni passo sbatteva il dietro del ginocchio con questo pacchetto formato dai suoi capelli.
Tappa successiva Perdersi in viaggio, in particolare nel Bronx

I viaggi fatti, racconti di viaggio divisi per continente
Gli aneddoti, divisi per tipologia nei racconti di viaggio
Paesi visitati nei miei racconti di viaggio

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