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Feci una notte a Sarajevo, una a Mostar e un’altra ancora a Sarajevo prima del Ferragosto alternativo con interessanti conoscenze in Serbia. Per arrivare a Mostar in bus, il tragitto è molto gradevole, tra monti e boschi, spesso seguendo il corso di fiumi più che azzurri. Mostar è indubbiamente bella, anche se nei vicoli attorno al suo ponte c’è davvero molta folla. Venne distrutto durante la guerra ed è un altro dei simboli di quella tragedia.

Dopo una serie di viaggi in cui non avevo fatto praticamente conoscenze, ecco che a Belgrado, grazie a couchsurfing, mi capitarono non uno, ma ben due incontri molto piacevoli. Entrambe si chiamano Natasa. In pratica si avvicendarono dandosi il cambio al tavolino di un bel bar vicino alla Cattedrale. Ci sono stati dei confronti interessanti, non solo sui viaggi, ma anche su alcuni aspetti del loro paese.
Questo è l’ articolo col video quasi live che feci durante la mia permanenza in Serbia
Ferragosto alternativo? Andare a Subotica
Evviva sono ancora un chiacchierone anglofono

Devo ammettere che Belgrado non mi è piaciuta particolarmente. Il centro è elegante e in stile Impero Austro Ungarico. C’è anche molto verde, ma a parte il pranzo sul Danubio a base di pesce nel quartiere Zemun, non ho ricordi particolari. L’ho trovata somigliante a Bucarest, forse anche per l’alloggio un po’ distante dal centro e pessimo come mi capitò nella capitale rumena.
Arrivato a Belgrado in aereo, con autobus abbastanza scassati e partendo da alcune stazioni a dir poco vintage, arrivai prima a Subotica a nord e poi passai da Novi Sad prima di tornare a Belgrado per il rientro.
Le mie amiche serbe mi avevano accennato al clima di protesta contro il regime corrotto. In effetti balza agli occhi come se ci sono punte di eccellenza (mezzi pubblici in buono stato e gratuiti nella capitale), ma anche tanto degrado, soprattutto fuori dai centri principali. Mi sono anche imbattuto in uno dei cortei notturni quotidiani; feci bene a cambiare strada subito, anche perché proprio in quella sera ci furono degli arresti. A Novi Sad passai dalla parte di stazione, in quel momento chiusa, dove pochi mesi prima era crollata una pensilina. Morirono diverse persone, e questo fu l’episodio che scatenò le violente proteste in tutto il paese.

Ferragosto alternativo in Serbia: le città del nord
A Novi Sad e Subotica, essendo molto più piccole di Belgrado, il passato sotto l’impero Austro Ungarico si avverte maggiormente. I centri storici sono carini e ben tenuti, soprattutto Subotica con molti palazzi nell’allegro stile art noveau l’ho trovata deliziosa.
Di passaggio mi sono fermato per un cambio bus a Sombor, città natale di Nikola Jokic, uno dei cestisti più forti di tutti i tempi. Questo stop è stato emblematico di un paese che ha molti problemi e contraddizioni. Il centro storico è grazioso, ordinato e pulito, la stazione ferroviaria è quasi indegna. Se avessi fatto un tour organizzato non mi sarei accorto di questo.
A proposito di contraddizioni, a Subotica ho dormito nell’appartamento di un ragazzo gentilissimo e premuroso. A Novi Sad la titolare ansiosa mi ha fatto rientrare alle 11:00 dal mio giretto per avere i soldi con la scusa che si era dimenticata di lasciare gli strofinacci. Forse non si fidava che glieli avessi lasciati nella buchetta? Curioso fu che mi chiese quell’orario perché al marito, che avrebbe dovuto effettuare la commissione, il sabato mattina piace dormire. Mentre io mi svegliai alle 5 con la luce del sole dato che non c’erano né tapparelle né tende.
Ebbi così un Ferragosto alternativo. L’anno delle polemiche sul turismo in Italia, col governo che diceva che, come al solito, andava tutto bene, e altri a far notare che i soldi in tasca agli italiani sono sempre meno.
Fu un Ferragosto certamente economico il mio, anche se non entusiasmante. Anche i tragitti tra le varie città, a differenza della Bosnia, furono piuttosto monotoni e noiosi; quella parte del paese è una grandissima pianura.

Durante il ferragosto alternativo faccio riflessioni sui social
Da tempo ho la convinzione che nei blog e nei social a tema viaggio, la maggioranza delle informazioni sono inutili. Ovviamente non possono essere attuali. Alcune indicazioni in realtà sono di sponsor o comunque molto soggettive, e le tempistiche indicate per le visite sono estremamente soggettive dipendendo dalle persone, da quanto hanno già visto nella loro vita e dal tempo che hanno.
A proposito di uno dei palazzi in art noveau nel centro di Subotica, in un blog ho letto:
Qui una volta c’era una banca, che purtroppo ora non c’è più, ci hanno messo una libreria

Per me è un’affermazione incredibile, soprattutto scritta da chi dovrebbe divulgare anche cultura. Sempre quel giorno in rete un quotidiano italiano di una certa importanza aveva avviato un dibattito sulle dichiarazioni di una travel blogger famosa. Questa aveva dichiarato che dopo aver visto ben 27 città europee, una italiana in particolare non le era piaciuta.
27 città sono niente, perché dovrei ascoltare il parere di una che si professa esperta di viaggi ed ha visto solo 27 città in Europa? E perché darle spazio?
In quei giorni altri due travel blogger avevano riportato uno di quegli insensati elenchi di posti imperdibili e famosi da visitare. In quel caso erano 50 e loro, che si vantavano avevano visti ben 20, avviavano un sondaggio. Ma con quale autorevolezza?
Nel mondo d’oggi ignoranza e forma dominano a discapito della sostanza. Le fonti non vengono verificate e viene dato spazio e chiunque. Essere esperti non conta, in particolare in rete contano di più gli occhioni azzurri e due belle tettine. C’è una ventenne con migliaia di seguaci che spara sentenze filosofiche perché è andata in Tailandia, certamente non da sola.

Chi vince con l’ignoranza?
Tutti questi pensieri mi sono tornati su quello che avevo visto, ascoltato e letto da fonti affidabili in merito alla guerra in Bosnia. Un aspetto che mi aveva già colpito fu l’attenzione nel distruggere e bruciare le biblioteche. Del resto in tutti i regimi, uno dei primi eventi è quello di prendersela con i libri o in generale con gli intellettuali, basti pensare a quanto accadde in Laos, paese che avevo visitato pochi mesi prima.
E proprio come in Laos, anche nella ex Jugoslavia la parte della popolazione più ignorante venne messa contro quella acculturata. La strategia classica dei regimi è quella di manipolare la popolazione e quindi intervenire sulla parte col senso critico più debole. Gli strumenti tecnologici del presente sono molto efficaci in questo.
Nella ex Jugoslavia i neo-nazionalisti, che erano poi gli ex comunisti già al potere, per cercare di mantenerlo hanno manipolato parte del popolo creandogli un nemico. Ma la storia insegna che i regimi, dopo che hanno sconfitto il loro nemico interno, devono trovarsene uno esterno.
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