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A proposito del cibo in Asia e in particolare del Laos, premetto subito che io sono un super curioso anche nel cibo e in generale il cibo asiatico mi piace, ma non mangio tutto. Anzi, proprio in seguito a lasciti imminenti di questo viaggio, mi sono convinto che in questa vita ho già fatto molte esperienze, e che a volte è meglio essere meno esploratori, non ne vale la pena.

Cibo in Asia (Laos), questa non è una guida
In rete troverete certamente descrizioni delle varie specialità, io come per tutto il blog, mi limito a raccontare quello che ho vissuto, sempre mettendoci un tocco di ironia.
Per chi voglia qualcosa di più approfondito, consiglio questo link.

Alcune mie esperienze col cibo in Asia
Arrivato senza intoppi nel primo pomeriggio, niente affatto stanco per il viaggio o il fuso, con tanto entusiasmo iniziai ad esplorare subito Vientiane, che mi aspettavo meno interessante, mentre ha dei templi bellissimi.
Non avevo praticamente pranzato, e dopo un po’ mi venne fame, ma non avevo voglia di perderci troppo tempo, perché mi ero diretto in una zona più periferica e volevo vedere tutto per non doverci tornare il giorno dopo, quando invece avrei girato bene la parte centrale.

Notai una signora che aveva un banchetto su un marciapiede vicino ad un mercatino. Diverse persone si fermavano da lei e le serviva velocemente, così pensai che desse qualcosa di buono e che non ci avrei perso molto tempo. Mi ignorò e fece passare altri prima di considerarmi. Friggeva dei pancake sia con olio che burro, io presi la variante con banane e uova. Mi pareva una cosa originale e invece ne trovai diversi in seguito.
Quando provai a pagarla iniziò a borbottare continuando a friggere e senza mai guardarmi in faccia; chissà cosa mi disse, era davvero buffa. Un ragazzo in fila mi spiegò, anche lui divertito. Semplicemente sbagliai la banconota, come capita sovente quando sei appena arrivato in un paese la prima volta.
Tutto contento, affamato e curioso azzannai il primo boccone. Era rovente. Non potei non sputarlo. In quel momento, come capita spesso, un motorino mi stava sfrecciando accanto. Per fortuna il pilota non se ne accorse e soprattutto non colpii il suo mezzo; avrei potuto fondergli un pneumatico.
La colazione laotiana

Nel primo giorno intero in Laos non avevo orari da rispettare, ma tutta la giornata per girare con calma una delle capitali più piccole e tranquille del mondo.
Scesi le scale con l’idea di andare a cercare un posto dove far colazione, ma col dubbio che fosse già pagata. Mi accolsero con grandi sorrisi la coppia dei titolari e il figlio che aveva 8-9 anni ed era l’unico a sapere un po’ di inglese.
Gesticolando mi portarono nello stanzone accanto all’ingresso dell’hotel; era la sala di quello che era anche un ristorante. Mi fecero accomodare nel tavolo con il bambino che subito mi portò una ciotola fumante.
Tovaglia di plastica, bacchette come posate, varie bottigliette di salse speziate e anche un banchetto dove poter prendere le aggiunte per arricchire la pietanza. Il ragazzino si prese con le mani una manciata di enormi foglie di lattuga.

Io mi limitai al piatto basico: acqua calda con noodles di riso e pezzi di manzo galleggianti. Conosco persone che direbbero: pasta scotta e bollito. Quelli della mia generazione si ricorderanno il cartone Lupin III e il mitico ispettore Zenigada. Nella versione giapponese il piatto equivalente, che mangiava spesso per strada il rivale di Lupin si chiama Ramen.
Quella stessa sera cenai nel mercato alimentare di Vientiane. Arrivò il piatto che avevo ordinato ma non la birra; avevo una super fame e mi lo assalii con avidità. A me piace il piccante, ma quello era qualcosa di esagerato. Praticamente lo inghiottii per non sputarlo ma mi vennero le lacrime agli occhi. Dovetti chiamare la cameriera e ordinare poi un’altra birra per poterlo finire a fatica. Mi addolcii con dei pancake al cocco.
I mercati del Laos
I mercati del Laos non sono caotici come quelli di altri paesi, ma sono comunque molto colorati e ricchi di odori autentici. A me piace cercare quello che non si trova dalle nostre parti. Per quanto riguarda il cibo la questione può essere anche disgustosa, in quei casi mi limito ad osservare.
Nei supermercati al chiuso, è divertente constatare che ci sono prodotti uguali o simili ai nostri, magari un po’ contraffatti. Le aziende cinesi producono tutto e lo diffondono ovunque. Trovai lo stesso portachiavi natalizio che due settimane prima avevo portato alla lotteria dei regali in ufficio.
Un altro prodotto di cui vanno ghiotti da quelle parti, sono le zampe di gallina. Mia nonna le mangiava, e da piccolo probabilmente qualche rosicchiata gliel’ho data pure io. Qua sono considerate proprio delle leccornie, tanto che le buste sono tra i dolciumi e le patatine.
Tornando ai mercati alimentari, bisogna fare sempre attenzione e la regola è di mangiare solo roba ben cotta e da poco. Questa cosa mi capitò in Cambogia, nel mercato Russo di Phnom Penh e al penultimo giorno di viaggio.
Ero stato sempre attento fino ad allora, ma era tardi, avevo fame, non trovavo niente di perfetto e mi lasciai andare fermandomi in una di quelle bancarelle con 4 sedie davanti al banco. Mentre la signora mi serviva sorridente, la guardai e pensai: ecco questa mi sta fregando (usando un termine più volgare).
Mal di pancia in aereo

In realtà non è malafede. Per chi è del posto non c’è nessun problema e tra l’altro era buono, ma c’era anche della verdura, che probabilmente era stata a contatto con acqua che aveva batteri a cui il mio intestino non è abituato. O forse non fu nemmeno quella la causa del mio malessere, tant’è che la sera stessa mi venne anche la febbre, oltre a tutti i possibili fastidi intestinali.
Presi i farmaci del caso che ho sempre con me, in qualche modo riuscii anche a fare il giro prefissato il giorno dopo, ma con preoccupazione per il lungo volo di rientro.
Mi era capitato altre volte di star male in viaggio, ma mi trovai in una situazione inedita e niente affatto piacevole. Ebbi un’impellente necessità di andare in bagno, ma nell’ aereo erano tutti occupati. Mi sentii mancare, infastidito dalle domande dell’hostess. Non avendo nemmeno la forza di parlare, tornai al mio posto.
Avevo caldissimo, i crampi, sudavo freddo e credetti di svenire. Raccolsi tutte le forze per tornare davanti il bagno, meglio crollare lì che non sulla poltrona. Fortunatamente appena arrivato davanti, si liberò e mi catapultai.
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