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Quello di dormire negli ostelli avrebbe principalmente una motivazione economica, ma non è proprio così. Tra le varie cose, come nella foto in evidenza, negli ostelli ho visto i cartelli più divertenti.

Innanzi tutto, va detto che in alcuni ostelli si possono trovare singole e camere doppie, che, non sempre col bagno in comune, possono essere meglio di tanti hotel o appartamenti. Ho adottato diverse volte questa soluzione, anche viaggiando in compagnia. Come per esempio in un bellissimo ostello affacciato sul Lago Bohinj e sotto alle cime del Parco Nazionale del Triglav in Slovenia.

Quindi, il vero disagio, può essere non tanto il dormire negli ostelli, quanto in camerata. Ma per certe mete molto costose, tipo Canada e Australia, anche recentemente mi sono dovuto adattare. Nonostante alla mia età abbia molto più che da giovane la necessità di avere i miei spazi.

Gli ostelli dei giorni d’oggi non sono le catapecchie che alcuni si immaginano. Sovente sono strutture moderne e super funzionali. Spesso hanno ottimi spazi condivisi dove c’è chi si prepara il cibo o si fanno conoscenze interessanti.

Nei miei primi anni di viaggiatore andavo sempre a dormire in camerata. Il conoscere persone è diventato sempre più difficile anche perché tutti sono sempre tanto impegnati a guardare il loro telefonino.

Ma anche perché ora negli ostelli potrei essere il padre di quasi tutti. Addirittura, a Banff in Canada, mentre stavo facendo un sudoku cartaceo seduto nello spazio comune, il mio vicino di divano, credendo di essere simpatico mi disse: anche mia nonna lo fa sempre.

Una capanna fatta di canne e bastoni di leggio in una spiaggia in Romagna, Italia
Meglio dormire in ostello o qui nella spiaggia della pineta di Lido di Classe vicino a Ravenna

Col dormire negli ostelli, tante conoscenze

Soprattutto in occasione del mio primo viaggio, l’Interrail in solitaria nel settembre 1996, feci davvero tante belle conoscenze in ostello. Mi si apriva il mondo, e io ragazzo di provincia, ero curioso del conoscere le persone del mondo. Ora lo sono molto meno, mi faccio tanto gli affari miei ed è cosa molto diffusa. Ricordo la tizia americana che insisteva nel fatto che la pizza era stata inventata negli Stati Uniti. Il suo ragionamento era che essendo buona, non poteva che essere stata inventata nel suo paese. Adesso ne farei a meno di conoscerla, mentre all’epoca mi entusiasmavo di tutto.

Il London bridge a Londra, bianco e azzurro sul Tamigi, in una parzialmente nuvolosa giornata estiva del 1996
A Londra feci le mie prime esperienze relative al dormire negli ostelli

Come dimenticare a Inverness, in Scozia, la mia compagna di stanza? Pensando stessi dormendo, si cambiò le mutande davanti alla mia faccia.

A Dublino niente mutande ma bacetti romantici sul ponte del fiume Liffey, tanto citato da canzoni e poesie. Peccato che parlò per tutta la sera del fidanzato negli Usa, e che il mattino dopo scomparve senza nemmeno salutarmi.

Un altro fiume che mi è rimasto nel cuore è il Clyde a Glasgow. Fui reclutato e inserito in un gruppo multietnico: tipo un tedesco, un francese e uno svizzero. Andammo ad una strabiliante serata danzante in una balera allestita sul fiume, con gli scozzesi tutti rigorosamente in kilt che coinvolsero anche noi unici stranieri in divertenti balli di gruppo.

A Gerusalemme mi trovai in un altro party, sempre multiculturale, e qui c’erano anche, oltre al solito tedesco, uno di New York e una colombiana. È stato uno dei capodanni più divertenti della mia vita, e lo festeggiai nell’affollatissimo bar dell’ostello.

Fabio Viroli a 30 anni, coi capelli
A 30 anni chissà perché mi era più facile fare conoscenze

Disagi nel dormire negli ostelli

Non posso negare che, soprattutto in passato, abbia raccolto qualche evento negativo o quasi. In uno dei miei primi viaggi, a Rotterdam ricordo che ero in uno stanzone con18 letti a castello. Ovviamente anche se non erano tutti abitati, la situazione non era molto salubre.

A New York ho sempre dormito malissimo, anche quando ero in singola. Ma la prima volta ricordo come un incubo una stanza affollata, caldissima e con un ventilatore che sparava un getto fastidioso assieme ad un cigolio sinistro: impossibile dormire.

Negli ostelli capita che ci dormono anche lavoratori, magari appena arrivati in città e a volte possono essere meno propensi nel condividere i pochi spazi con altri. Per esempio, a Cairns in Australia, in una stanza da sei, due avevano sparpagliato e disseminato per tutto il pavimento le loro cose. Spesso un problema lo danno gli orari diversi (anche tra viaggiatori). In quel caso, me ne andai di primissimo mattino, gli altri dormivano, la luce era fioca, e per uscire dalla stanza dovetti camminare sui loro panni.

Una notte a Milano, a turno tutti i miei compagni di stanza diedero il loro contributo per non farmi dormire.

  • Prima una signora cinese che non spegneva il suo laptop (bisogna portare sempre una mascherina per coprire gli occhi, ma anche i tappi!)
  • Un signore francese russava di brutto, mi svegliò per la prima volta
  • Un altro tipo italiano mi svegliò perché si lamentava il tipo che russava
  • Il francese se ne era andato, ma adesso era l’italiano a russare

È capitato anche fossi io il fastidio. A Copenaghen arrivai pesantemente influenzato e credo di aver russato davvero tanto la prima notte, tanto che nelle restanti due in quell’alloggio, senza dirmi nulla, quelli della reception spostarono gli altri ospiti.

Gli ostelli più memorabili

In entrambi gli ostelli che reputo i miei più memorabili, non chiusi occhio, ma li classifico così per motivi molto diversi.

A Ottawa, in Canada ero in una pittoresca e ben organizzata ex prigione. Avevo una sensazione strana. Forse mi feci condizionare dai racconti che la davano infestata da fantasmi, ex galeotti.

A Dubai non riuscii a dormire per i rumori e gli odori nella stanza affollata, non ci pensai nemmeno di entrare in bagno, ma l’aspetto indimenticabile fu la reception. Quando arrivai, verso mezzogiorno,faticosamente riuscii a identificare quello che potevo considerare l’assistente del responsabile dell’alloggio. Il primo era steso in uno dei letti che giocava con il telefono, il secondo invece dormiva nel letto a fianco e non si poteva svegliare. Ci misi un po’ a capirlo, nel frattempo aspettai a lungo nella mia stanza (in un altro piano) che mi portassero il resto di quando avevo pagato.

Corridoio dell'ostello ex prigione di Ottawa, con la porta di sbarre d'acciaio
Porte dacciaio nellostello ex prigione

I link

In questo elenco è possibile approfondire alcuni degli aneddoti citati:

Vitelli in una stalla, uno si affaccia alla porta
I miei vicini di camera non in un ostello ma in un appartamento in Calabria

In questo sito più istituzionale, ci sono esempi altrettanto interessanti. Infine questi sono i link agli argomenti generali in cui ho raggruppato gli articoli

I viaggi fatti, racconti di viaggio divisi per continente

Paesi visitati nei miei racconti di viaggio

Gli aneddoti, divisi per tipologia nei racconti di viaggio

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Fabio Viroli
Ho sempre avuto tante passioni, ma da sempre più o meno latenti, le principali sono viaggiare e scrivere. Tra le altre cose ho una laurea in psicologia; ho fatto per più di 30 anni l’allenatore di basket; leggo tanti libri; sono stato molto appassionato di sport e di musica rock; e faccio improvvisazione teatrale. IL mio primo romanzo, che non parla di viaggi, si chiama LE TUE GAMBE SONO BELLE COME LE TAGLIATELLE