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Bere in Portogallo fu estremamente piacevole, ma anche mangiare. La premessa di questo articolo, dove contrariamente al mio solito parlo molto di cibo, è che adoro i pasteis de nata; me ne sono fatto una vera scorpacciata, quindi
La prima sera, passeggiando per la sponda del Douro ci imbattemmo in 2 negozi bellissimi, che poi ritrovammo anche nelle altre città: Mundo Fantastico da sardinha Portuguesa e Casa Portuguesa do Pastel de Bacalhau.
Non sono mai stato un appassionato di negozi e soprattutto di oggetti, ma in questo mondo occidentale dove le vie commerciali sono uguali ovunque con le stesse marche, quando mi capita di trovare qualcosa di originale mi entusiasmo. Considerando il solo nome del mondo fantastico delle sardine portoghesi chiunque ne sarebbe perplesso, e invece è un luogo coloratissimo e allegro tappezzato da una moltitudine di scatolette colorate, pare di essere in un luna park.
Invece i pastel de Bacalhau sono fantastiche crocchette di baccalà e formaggio; le locations di questa catena non sono sempre uguali. Quella di Porto (foto in evidenza) è una meravigliosa biblioteca a 2 piani con volumi antichi e veri.

Il baccalà era proposto con un altro bicchiere di porto e poi a cena assaggiamo pure l’ottimo vino locale, che la passeggiata per tornare nell’alloggio dall’altra parte della città non smaltì nonostante i saliscendi, così ci buttammo a letto addormentandoci all’istante.
Il bagno/cucina/bagno
Solo il mattino seguente avemmo il tempo per realizzare l’assurdità del luogo dove dormivamo, a cominciare dagli arredi.
Era pieno di quadri che parevano antichi e c’erano dei libri finti che in realtà erano cassetti. Una misteriosa piramide sul comodino era in realtà una caraffa, mentre al soffitto era appeso un velo rosso, forse una trappola per le mosche?

Il pezzo forte era però il bagno, che in realtà era anche la cucina. Era stato ricavato in quello che era parte del giardino interno. A sinistra tramite una tenda, si accedeva al minuscolo spazio con water; nella parte centrale c’era un lavello e dei fornelli ma anche il lavandino.A destra un’altra tenda portava all’altrettanto minuscola doccia. Del resto, la premessa che accettò la mia compagna di viaggio era proprio di fare più esperienze possibili risparmiando sull’alloggio, quindi bene così.
Il secondo giorno ci buttammo subito a capofitto nella nostra abbuffata di chiese semplici esternamente e ricchissime all’interno; di azulejos e di scorci sui grandi fiumi che attraversano le grandi città portoghesi.L’architettura degli edifici portoghesi, non solo quelli religiosi è assolutamente originale e fantasiosa. Originale è pure il museo della fotografia, dove ci sono sia le macchine più antiche che quelle più strambe e persino quelle utilizzate dalle spie.
Dopo la chiesa di San Francesco, non potevamo non provare la francesina e avendo sfruttato bene anche le ore del giorno prima; nel pomeriggio noleggiammo le bici per accostare il Douro fino alla foce e da lì, sempre su pista ciclabile ma lungomare fino alla località di Matosinhos. Non andammo nella libreria Liveria Lello: celebre per il suo interno che avrebbe ispirato J.R. Rowling per scrivere Harry Potter; non credo proprio che all’epoca si dovesse fare una fila kilometrica per entrarci.

Finiamo per caso nella sagra della sardina portoghese
Avevamo calcolato bene 1 giorno e mezzo intensi per il meglio di Porto e partendo dalla bellissima stazione Sao Bento, prendemmo un treno per Coimbra sul cui tragitto ci fermammo ad Aveiro, città nota come la Venezia del Portogallo a cui però abbiamo praticamente dato solo un’occhiata dall’autobus con cui andammo nel ben più pittoresco villaggio di Costa Nova.
Anche il percorso per arrivarci è bello, attraversando le saline e una grande zona paludosa.Il villaggio è una sottile striscia di sabbia tra l’oceano e la laguna. Per arrivare a bagnare i piedini nelle gelide acque ci si deve arrampicare su un’alta duna. La località è celebre per le casette colorate, davvero graziose, anche se, perdonate la mia venialità, il top fu di imbatterci in modo assolutamente casuale nella sagra della sardina: pranzo memorabile. C’erano dei tendoni tipo le nostre feste dell’unita e lunghe tavolate; praticamente eravamo i primi commensali della giornata perché era prestissimo e tutti si diedero un gran da fare quando spiegammo che avevamo l’autobus da prendere.

Coimbra è la meta che abbiamo trascurato un po’. Arrivammo nel tardo pomeriggio quando erano già chiuse sia le chiese che l’università, che vedemmo da fuori.
Avevamo deciso di viaggiare solo con bagaglio a mano e portarci solo 4 cambi da lavare; rispetto ai miei primi viaggi avevo iniziato ad apprezzare il piacere di viaggiare leggero. A Coimbra facemmo il lavaggio, ma quella sera piovve, la stanza era piccola e un po’ umida, così che i nostri panni non si asciugarono. Li stendemmo in auto, forse qualcuno ci avrà preso per terremotati.Viaggiammo con un buon odore di bucato ma con un paio di parcheggi sotto il sole cocente, si asciugò tutto: perfecto!

A proposito di mangiare e bere in Portogallo, troppo Porcu anche per me
Il giorno con l’auto a noleggio riuscimmo a vedere tutto, e la giornata si concluse con una cena sontuosa.
Il rischio di vedere 1 convento e 2 monasteri di epoca medievale in mezza giornata è di confonderseli. Ma resta il ricordo generale di tanta bellezza, e del tenore di vita che avevano i religiosi.
Dopo le chiese patrimonio Unesco, nel tardo pomeriggio arrivammo a Nazarè. E’ celebre per una delle scogliere più imponenti del paese; per la spiaggia e le onde più alte che attraggono moltissimi surfisti.
Se provi ad entrare in acqua, non riesci nemmeno a bagnarti il polpaccio che ti ferma un bagnino fischiettante.

Avevamo scelto un alloggio a mezz’ora dall’aeroporto di Lisbona, in piena campagna. Il rischio di queste soluzioni è di non avere molte alternative per la cena. Ci venne suggerita una trattoria molto rustica.
Per entrare si doveva suonare il campanello, dopo una rapida occhiata l’oste ci fece entrare. Mi arrivò una pirofila stracolma di pezzi vari di maiale, circondati da pane fatto in casa e patate arrosto, che quasi galleggiavano in una salsa in cui c’era anche del formaggio fuso. Ci saremmo riempiti con la metà di quel ben di Dio che con gran rammarico dovemmo lasciare.
Tappa precedente Bere il porto a Porto con la bella figueira, perfecto!
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