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Questo piccolo territorio è sempre per motivi tristi in cima alle news mondiali, ma non si parla mai abbastanza di cosa sia vivere in Palestina, anche nei momenti più tranquilli. Nel mio viaggio, mi sono fatto un’idea di cosa fosse vivere in Cisgiordania in tempi di pace, comunque difficili e sempre meno che a Gaza.

Farsi un’idea di come sia vivere in Palestina (non Gaza)
Già all’epoca, ben prima della più recente distruzione, non c’era nulla da vedere e non si poteva nemmeno andare nella parte di Gaza. Si tratta della parte sulla costa e quella sempre più in sofferenza per le restrizioni israeliane. Non è che in Cisgiordania se la siano mai passata bene. Se non altro era visitabile e con diverse cose importanti. Andai nella capitale Ramallah; a Gerico che viene considerata una delle città più antiche della storia e ovviamente a Betlemme. Gaza e la Cisgiordania sono due territori distinti e separati, in questo articolo si può approfondire almeno in parte.
Ovviamente visitai la chiesa della natività, costruita attorno al sito in cui si presume sia nato Gesù. Ciò che mi ha colpito maggiormente è stato come sia gestita dalle 3 religioni: la cattolica romana; la greco-ortodossa, e l’armena. Ognuno ha una parte e per motivi vari spesso hanno delle dispute. Sul web si può trovare una divertentissima rissa con scope e ramazze tra preti Armeni e Greci del 2011.
Il punto dove si sostiene che ci fosse la grotta appartiene ai Greci ortodossi. C’è una lunghissima fila per arrivare e stare pochi istanti davanti ad un foro, con la gente che spinge da dietro e il prete ortodosso che ti incalza per dargli l’obolo.

Vivere in Palestina significa attraversare il muro
Spostarsi da Israele ai territori palestinesi può rivelarsi un’odissea se con mezzo proprio o pubblico; alla frontiera c’è una coda infinita per i controlli. Conviene partecipare ad un tour, in questo modo essendo tutti occidentali, si saltano i controlli.
Il tour fu molto interessante, soprattutto perché ci spiegarono la quotidianità dei palestinesi. Sono costretti per due volte al giorno al supplizio di attraversare il muro invalicabile che divide i due territori: quello Israeliano ricco (dove c’è il lavoro) e quello palestinese poverissimo. Per la mia generazione composta da chi visse con speranza prima la caduta del muro di Berlino e poi Schengen, è un colpo al cuore constatare che l’indole di tirar su muri non è affatto estinta.

Festa di Capodanno a Gerusalemme
La festa di Capodanno a Gerusalemme potrebbe sembrare un evento incredibile ed invece fu molto normale, come se fossi ovunque in Occidentale. La città per certi versi è un pezzo d’ Europa trapiantato in Medio Oriente, ma per altri è Medio Oriente al 100%.
Immancabile è la Spianata delle Moschee, da cui spicca la Cupola della roccia, visibile da ovunque. Lì vicino c’è il muro del pianto, che ora è un semplice muro, dove c’è una porzione dove possono andare a pregare gli uomini e una le donne. Per entrare nell’area ci sono molti controlli, andai bene arrivando prestissimo, fui anche fortunato perché c’era in una funzione religiosa.

È molto bello gironzolare per i quartieri (ebraico, musulmano cristiano ed armeno). Si passa da uno all’altro, con atmosfere e personaggi diversi solo svoltando per uno stretto vicolo. Ed è fantastico provare i vari cibi di strada.
Le monumentali porte e le mura sono intatte e molto suggestive. Oltre a tutta questa antichità c’è anche la parte moderna e una certa movida. La sera del 31, nel mio ostello c’era una festa, ad ingresso libero anche per esterni. Mi trovai in un gruppo multiculturale: un tipo di New York, una tedesca e una colombiana. Ascoltando le lezioni di storia o di religione, mai avrei immaginato che un giorno avrei festeggiato un Capodanno ballando rock and roll con un Gin tonic in mano a Gerusalemme.
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