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Volevo vedere assolutamente la parata dei pinguini di Philip Island. Si trova nella zona a sud est di Melbourne avrebbe dovuto essere l’ultimo pezzettino di Australia che avrei esplorato da solo.
Mio fratello viveva da un paio d’anni di Melbourne e non lo vedevo da 4. Ma aveva solo 4 giorni di ferie e per i miei primi da quelle parti, noleggiai un’auto e andai verso il Wilsons Promontory National park.

La parata dei pinguini

Durante il tragitto avevo in programma un paio di tappe che mi entusiasmarono. Fin da ragazzino avevo una fissa per i pinguini. Per il diciottesimo compleanno mi regalarono un pinguino di pelouche che ho ancora. Ad un carnevale mi vestii da pinguino. Nel mio zaino di adolescente anticonformista degli anni ’90, invece di scrivere W Jim Morrison o gli U2; avevo scritto W le mucche e i pinguini.
Mi fermai a dormire a San Remo. Si chiama proprio così il paesino che è prima del ponte che porta a Philip Island, famosa anche per il circuito del motomondiale. In una spiaggia dell’isola, c’è una colonia di circa duemila pinguini (quelli piccoli).

Tutti i giorni al tramonto tornano dalla pesca e si radunano sulla battigia. Vivono in coppia e quando trovano il compagno, assieme vanno con la loro buffa andatura nella tana (ogni coppia ha la sua). Sono uno spettacolo, sia per come si muovono sia per il verso che fanno per chiamarsi. Purtroppo, c’è anche il dramma per cui uno dei due non torna. L’oceano è ricco di insidie.
Ma il dramma peggiore della parata dei pinguini sono al solito gli umani. Ci sono più punti di osservazione e delle passerelle sopraelevate; il tutto è predisposto affinché non si rechi fastidio ai piccoletti. E’ pieno di cartelli che vietano di fare foto; diversi bipedi mammiferi mi hanno fatto venir voglia di distribuire ceffoni.
Prima di arrivarci mi fermai al bellissimo Moolight Sanctuary, un parco faunistico dove puoi passeggiare in mezzo a koala, wallaby, vombati e canguri semi addomesticati. Alcuni li puoi accarezzare, prendere in braccio (i koala) e gli puoi dare da mangiare il cibo in vendita.
L’autostoppista indiana
Girare in auto in Australia è un’esperienza fantastica, e non mi era mai capitato di caricare un’autostoppista.
Fu anche la mia prima volta sia col cambio automatico che con la guida a destra, ma mi abituai subito. A parte un po’ di traffico uscendo da Melburne (Ravenna è molto peggio), la guida non mi ha dato nessun problema e non avevo nemmeno google maps, quindi mi affidai ai cartelli stradali. Anche se il tragitto fu breve, e le mete finali erano turistiche, mi ritrovai in zone sperdute, consapevole che non c’erano persone per chilometri.
Il Wilsons Promontory è il punto più a sud dell’Australia (isole escluse), per lungo tempo il posto più a sud del mondo dove sia mai stato e non ce ne sono molti altri a dire la verità. Ci sono paesaggi spettacolari, boschi e spiagge davvero selvagge. Tra queste ultime c’è la divertente Squeaky Beach, nome onomatopeico che deriva dal rumore dei propri passi quando ci si cammina sopra essendo formata da granelli di quarzo, non come le spiagge di sabbia o sassi normali.

Essendo in bassa stagione, incontrai poca gente e spesso eravamo soli io e la mia amica Indiana. Viveva in Australia, ed era in vacanza. Fu simpatica, ma esagerai nel proporle di fare anche un po’ del giro con mio fratello nei giorni seguenti; comunque restò con noi solo per la prima tappa della Great Ocean road.
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