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La domanda sul senso dei social e dei blog mi si è presentata molto spesso durante il mio viaggio in solitaria in Malesia e Singapore nell’estate 2026. Probabilmente perché a causa di un problema ad un ginocchio, mi sono dovuto limitare e non ho trotterellato come al mio solito.
Ma anche perché sono stato testimone, o ho osservato più attentamente, alcuni fenomeni.


Non lo scopro certamente io, ma è indubbio che gli smartphone e la facilità del reperire le informazioni, ha facilitato enormemente il viaggiare. Molti dei racconti che ho scritto in questo blog, non sarebbero avvenuti se io avessi avuto la strumentazione attuale. Mi riferisco agli errori, alle sviste, agli eventi strani, ma anche agli incontri.
Ora le persone in giro sono più presi da quello che hanno tra le mani rispetto a quello che hanno attorno.
Mi trovavo a Georgetown e mi sedetti in una panchina di un piccolo giardinetto in centro. Non ce ne era una completamente libera e chiesi ad una ragazza se potessi sedermi accanto a lei. Mi stavo ammalando e avevo proprio bisogno di sedermi e nessuna velleità, ma forse una volta ne sarebbe scaturita una conversazione. Adesso è impossibile, lei nemmeno mi guardò, e non tolse mai lo sguardo dal suo telefono.
Poi armeggiò treppiede e asta del bastone per selfie. Infine passò almeno 7 8 minuti a fare boccacce, facce sceme e saltelli, che, imbarazzato, osservai con la coda dell’ occhio. Mi faceva pena. Però in realtà lei è pienamente in sintonia col senso dei social. Probabilmente avrà postato quei video, scrivendo quant’è bella Georgetown e avrà ricevuto chissà quanti like.
Molti dei contenuti che sono in rete, sia nei social che nei blog, non sono affatto contenuti. Sono solo uno sfogo al narcisismo delle persone: un dire guardate come sono felice e bella/o.

Il senso dei social? dire al mondo che si è vincenti
Sempre a Georgetown, ci sono delle splendide antiche dimore di ricchi commercianti cinesi, che sono state rese musei. Su più piani, con gli interni in legno, sia gli arredi che le suppellettili sono un susseguirsi di bellezza.
Parecchie ragazze avevano acquistato dei vestiti tradizionali e posavano, facendosi le stesse foto tra di loro. Ovviamente con molte varianti, sia per la composizione dell’eventuale gruppo, sia per l’inclinazione della boccuccia con l’espressione a culo di gallina. Dopo non so quante ore di scoop fotografico, se ne sono andate preoccuparsi di pubblicarle e gestire i like degli spasimanti o delle zie, senza nemmeno aver visto cosa hanno fotografato. Ed ovviamente senza aver visto la dimora e tutto quello che vi era dentro.
In certe pubblicazioni, si legge sempre più spesso cosa potrai fotografare in un certo posto, non cosa vedrai. Non interessa più cosa vedere, ma cosa fotografare, quindi qualcosa di noto, per dire che ci si è stati. E magari nella foto si vedono più le tette della fotografata che il resto.
Proprio in quei giorni una mia conoscente postò sul suo profilo fb una sua foto in bikini al mare, con la seguente didascalia (seria):
Ogni donna ogni tanto ha bisogno di gratificare il suo ego con una raccolta di like.
Siamo consapevoli di quanto vale un like e la fatica che ci vuole per darlo?
Alla fine del mio viaggio, partendo da Kuala Lumpur, sono andato a Malacca (in evidenza la piazza rossa) e Batu Caves. Qui si va per visitare il celebre ed (sigh) instagrambilissimo santuario di Batu Caves. Innanzi tutto, la maggioranza di foto che si vedono in giro sono taroccate, poiché nella realtà è sempre stracolmo di gente.


Avevo letto in più blog che si doveva stare attenti alle scimmie che sostano lungo la scalinata e aggrediscono i passanti rubando oggetti. A me hanno più infastidito i fotografi ossessivi, che, coi gradini ripidissimi e stretti, si fermavano di botto e più volte. Le scimmie ovviamente facevano il loro lavoro, e se camminavi fermandoti ogni tanto, nemmeno ti guardavano. Come al solito il vero problema sono le persone. Oltre al fatto che con tanta folla, il posto perde anche molto della sua magia.
Se i social, per i motivi di cui sopra sono avvilenti, lo stesso si può dire di moltissimi blog. A parte quelli puramente commerciali, dove dietro tutto ci stanno le citazioni degli sponsor, i più sono solo sfogo di narcisismo, con gente che si erge a maestro di vita perché ha visitato 20 paesi.
Infine a me pare assolutamente inutile un riportare di informazioni che ora possono essere facilmente reperibili e aggiornate. Senza contare che i consigli di viaggio, andrebbero bene solo per chi ha il tuo stesso modo di viaggiare ed è come te.
La dittatura dell’algoritmo e Dante Alighieri
Quando ho avuto l’idea di scrivere questo blog, la mia idea era quella di raccontare. Volevo in particolare evidenziare i miei errori e le sviste o comunque gli aspetti più originali. Dopo due anni posso dire che la mia era un’idea molto ingenua.
- le persone oggi non leggono, sfogliano immagini
- tutti sono vincenti e belli
- tutto è standardizzato, l’originalità non interessa

Non avevo capito quanto fosse importante l’algoritmo. Se non rispetti certe regole, non ti viene data visibilità, e così solo lo standard ha spazio. I contenuti non interessano. Ma anche la forma deve rispettare rigide regole.
Per esempio se Dante Alighieri fosse al mondo oggi e volesse pubblicare in un blog la Divina Commedia, avrebbe grosse difficoltà.
Per esempio non potrebbe iniziare la sua opera con: Nel mezzo del cammin di nostra vita…. Dovrebbe scrivere qualcosa tipo: La Divina Commedia è un poema che scrissi quando ero nel camin di nostra vita…; e poi ripetere nel testo, tante altre volte il titolo.
E’ quindi ovvio che il senso dei social e dei blog, non è di veicolare né narrazione, tanto meno qualcosa di diverso dal solito.

Nei giorni in cui ero a Kuala Lumpur è deceduto il cantautore italiano Francesco Guccini, che voi amici lettori italiani non conoscerete, ma è piuttosto famoso nel mio paese. Per questioni mie, sono molto legato alle sue canzoni, e questo lo è per molti.
Nei social si è scatenato un putiferio di post con citazioni. Non commento nemmeno quelli che hanno scritto cattiverie perché era di posizioni politiche diverse (spesso senza conoscere davvero i suoi testi).
Mi ha disgustato assai il vastissimo fenomeno (che capita ogni volta che muore una celebrità), di citazioni dei suoi presunti fan. Spesso emerge non il lutto o il rispetto verso il dolore della famiglia e degli amici veri, quanto l’occasione, ancora una volta, di dare spazio a se stessi.
Quel mondo non è il mio mondo.
I link
Home viaggio: Viaggio in Malesia e Singapore
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I viaggi fatti, racconti di viaggio divisi per continente
Paesi visitati nei miei racconti di viaggio
Gli aneddoti, divisi per tipologia nei racconti di viaggio

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