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Io e i tassisti Senegalesi, anche senza auto
Nel mio girare in autonomia in Africa ho avuto a che fare con trasporti pubblici originali. Ho vivido in mente il momento della partenza da Saint Luis con la pioggia. Si, perché anche in Africa a volte piove. Fui fortunato ad uscire dal mio bnb prima che la strada diventasse un pantano. Infatti, nessuno dei 3 più che decorosi alloggi in cui ero stato e che pagai quasi quanto in Europa, era in strada asfaltata, nonostante fossero tutti in zone centrali.

Sono un incapace nell’arte della contrattazione, esattamente l’opposto di mio padre che invece avrebbe contrattato anche il giornale in edicola. Prima di partire ero fiducioso che avrei almeno in parte compensato a questa mia lacuna, con un’applicazione molto usata in Senegal, e che mi avrebbe permesso almeno di avere un’idea del prezzo.
A Saint Luis avrei dovuto raggiungere l’autostazione, l’app mi aveva detto che non c’erano autisti disponibili. Ero certo che comunque ne avrei trovati senza problemi, i tassisti in Senegal non mancano mai. Raggiunsi la vicina via principale della città e dopo pochi secondi si fermò il primo. L’applicazione mi aveva indicato come spesa 6 mila franchi e il ragazzo alla guida di una scassatissima Peugeot mi ha sparato una cifra assurda, 35 mila. Dopo una settimana in Senegal, con un po’ di esperienza, me la cavai con 10 mila franchi.

Il tassista inventato, Totò e Peppino
La classica domanda che ti viene fatta è se sei alla tua prima volta nel paese e da quanto sei arrivato. Serve per capire quanto ti possono fregare. E all’inizio ti fregano, almeno un po’, quasi per forza. Dopo qualche giorno, ti viene da dubitare se hai la faccia da scemo. Anche se hai girato mezzo mondo e te la sei cavata bene in mille situazioni. Ma ci provano, ed evidentemente lo fanno perché a volte funziona.

Con me ha funzionato alla grande appena arrivato. Lo racconto dettagliatamente qui. Spesso mi viene da pensare a Totò, celebre comico italiano che in un film, vende la fontana di Trevi ai turisti. Non tanto tempo fa, anche in Italia c’è chi si svegliava al mattino con l’idea di cercare un turista da fare fesso.
A differenza di quelli che dicono come sono gentili in quel paese, io credo che inevitabilmente, in tutti i paesi più poveri, ci siano molte persone che per campare, provano a spillare soldi a noi occidentali che per loro non siamo altro che portafogli con le gambe. In qualche modo questo succede anche in occidente. Anche se adesso vanno per la maggiore le truffe tecnologiche che si approfittano dell’analfabetismo funzionale diffuso. Appena tornato dal Senegal ho dovuto inviare un reclamo con minaccia di rivolgermi ad un legale, perché quelli che erano i miei fornitori del gas mi avevano addebitato una fattura inventata, proprio come il tassista inventato, già.

Girare in autonomia in Africa, quindi taxi, minibus e 7 posti
Prima di partire avevo letto di questi fantastici 7 posti, dove stipatissimo, avrei rischiato di trovarmi in mezzo a due capre per vicine di posto. Credevo sarebbero stato l’emblema dei trasporti pubblici originali. Niente di tutto ciò, anche se è vero che la comodità non è il maggior pregio, in fondo pensavo peggio.

Se la tratta è abbastanza gettonata, non si deve aspettare poi tanto. Più che altro devi essere pronto al caos, a tanta gente che urla e si muove, e soprattutto all’inizio non è facile capire la situazione. Arrivato a Thies ci ho messo un po’ a trovare qualcuno che capisse che cercavo un bagno (non tutti parlano francese), e per farlo ho dovuto mimare il gesto di fare pipì. Su come era il bagno, non dico nulla. Quindi niente capre a bordo, ma tanti, tanti animali morti per strada, immagino investiti. E pensare che il tragitto tra Dakar e Saint Luis avrebbe il suo perché, sia per il paesaggio coi saltuari baobab, sia per l’attraversamento dei poveri, ma vivaci villaggi.
Come anche i minibus, questi mezzi partono quando sono completi e quindi non hanno un orario definito, ma non è detto sia male, soprattutto in un paese dove i tempi sono molto relativi. Il giorno che ho preso un 7 posti per andare a Saly da Thies (si pronuncia cess, e questa cosa ad un italiano fa ridere!), mi sono svegliato e ho fatto colazione coi miei tempi, e ho preso il taxi, poi un minibus, senza dovermi preoccupare dell’orologio.

Piccole cose che rendono i trasporti pubblici originali girando in autonomia in Africa


Ho deciso di fare un elenco, credo renda di più. Sono frammenti, osservazioni e sguardi a proposito dei trasporti pubblici originali che mi sono capitati in Senegal.
- Cruscotto e coprivolante di pelliccia che sembra orso finto; mi faceva sudare solo nel guardarla, chissà d’estate
- Carrozzerie arrugginite e coi buchi di auto anni ’70, ma anche alcune nuovissime e tenute ottimamente
- Tutti lavano spesso l’auto, molto più di me, e anche chi ce l’ha vintage
- Il tergicristallo non si usa, nemmeno con pioggia scosciante; forse non va? (capitato in due taxi diversi, entrambe le volte che ho preso pioggia)
- Auto con tutte le spie del cruscotto accese
- Auto talmente vecchia che non ha nemmeno le spie, oltre che solo la quarta marcia
- Nell’aprire una portiera, forse perché stipato avevo le ginocchia in gola, mi è rimasta in mano la maniglia
- Col minibus, ci fermiamo perché l’autista deve prendere tre angurie da una bancarella per strada
- Prima di partire col 7 posti, mi fanno uscire e rientrare 10 volte: il riempimento del mezzo e la disposizione sono complicati
- Mentre si fa carburante, le auto restano accese
Prossima tappa Si vedono animali in Senegal? Si ma non i leoni
Ultimo articolo della serie dei video del Senegal (coi link agli altri): Ecco cosa significa visitare l’Africa, il Senegal

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