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La compagnia sbagliata in viaggio è uno dei temi più ricorrenti in questo blog. Non è un caso che spesso viaggio da solo! A me capita di associare a persone del mio passato delle frasi, anche apparentemente insignificanti. Una è: perché, anche stasera vuoi cenare?
In questo articolo vi racconto aneddoti molto diversi, vissuti in viaggi diversissimi e soprattutto con compagnia assolutamente varia.

Perso un ragazzino nella metro di Parigi
Ero stato Parigi in occasione di una gita scolastica e fu la prima volta all’estero senza i miei genitori; eravamo un liceo piccolo e si andò via con tutte le classi, fu divertentissimo, ma ovviamente vidi poco e niente.

Lo stesso fu quando tornai a Parigi, come allenatore di basket con una delle mie squadre per un torneo. Quando si gira con truppe di ragazzini distratti e soliti girare in provincia, quindi non pronti ad una metropoli, l’obiettivo non scontato è quello di riportare tutti a casa, possibilmente interi.
Uno dei momenti critici è l’entrata ed uscita dai treni della metro. Di solito un adulto sta dietro a tutti, e avendo detto per tempo la prossima si scende o il prossimo si prende e più volte sveglia; aspetta l’uscita o l’entrata di tutti dal treno. Quella volta un mio collega fu distratto quanto uno dei ragazzi che rimase solo sul treno. Lo vedemmo ripartire che ci guardava smarrito da dietro il finestrino.
Tornai io a riprenderlo. All’epoca non c’erano i telefonini, ma fortunatamente ebbe il buon senso di scendere alla fermata successiva e aspettare lì. Ma finché non lo raggiunsi, la preoccupazione fu alta, visto che aveva 13 anni.
In questo link ci sono altri aneddoti relativi alle mie esperienze come allenatore di basket in viaggio con ragazzi.
Cenare anche stasera, come ogni giorno dell’anno tra l’altro
Nel giugno 2009 feci un week end in coppia con amico e auto in Provenza. Sfiorammo appena la Camargue che mi sono ripromesso di visitare in futuro. Magari in occasione della fioritura della lavanda celebre di quelle parti e che mancammo per poco. Lo frequentavo da una vita e si dichiarava un viaggiatore come me. Ma un conto è incontrarsi una sera a settimana in birreria, ben diverso è un viaggio, Inoltre ci sono mille modi per viverlo e non tutti complementari.

Non sono ricco, e per viaggiare di più spesso mi adatto parecchio, rinunciando a comodità, soprattutto per l’alloggio. Ma se parto è per vivere un posto, il che comprende il mangiare (che spesso è parte fondamentale dal punto di vista culturale) e il visitare posti. Se non avessi i soldi per farlo, starei a casa.
Emblema dell’incompatibilità tra me è il mio amico è il seguente botta e risposta, avvenuto la seconda sera.
Stasera potremmo venire a cenare in quel posto lì
Ma come, vuoi mangiare anche stasera?
Io sono solito cenare tutti i giorni
Beh, ma abbiamo cenato anche ieri sera, pensavo che fossimo a posto
Mi era stato riportato che con un altro amico, in un altro viaggio era voluto restare in camera tutte le sere a mangiare tonno in scatola dal vasetto. All’epoca per me gli amici andavano sempre bene e si faceva sempre tutto. Non mettevo mai in discussione nemmeno se mi andasse fare qualcosa con loro o meno.

Il top della compagnia sbagliata, è quello tirchio
Avevamo come base Arles, dove prima e dopo una passeggiata nel centro in mezzo agli scorci ripresi da Van Gogh in alcuni dei suoi dipinti (ci sono dei pannelli molto esplicativi nei punti esatti)
Era davvero un delitto non gustarsi una bella cenetta. Sempre lì c’è anche il più grande anfiteatro della Gallia, tutt’ora utilizzato, ma non ci fu verso di fargli spendere i soldi per l’ingresso.


Nonostante tutto mi restava la voglia di scherzare, come per esempio di mettere in atto il mio progetto di fare foto simili davanti ad anfiteatri romani con la stessa maglietta scema. Il mio amico mi assecondò di malavoglia e anzi ammise di vergognarsi per il fatto che girando per Agues Mortes, le scolaresche di bambini mi indicavano divertiti per la mia maglietta, mentre francamente io ne ero orgoglioso.
Oltre ad essere logorroico, si cimentava in sproloqui pesantissimi. Nonostante fosse un celebre bestemmiatore, si indignò perché due tipi piuttosto trasandati discutevano davanti ad una chiesa. Per quanto ne potessimo sapere noi potevano essere chiunque, ma lui si mise in testa che erano mussulmani. Partì con un delirante monologo di quaranta minuti sugli arabi che si permettevano di offendere la nostra (nostra?!) religione e presto ci avrebbero invaso e sgozzato le nostre figlie.
Inviare sms alla persona sbagliata
Ma il peggio erano i regalini. Risparmiava sul cibo e i musei, ma sprecava soldi e soprattutto tanto tempo dietro ai souvenir. Ci teneva a portare sempre un ricordo ai parenti e amici più cari. Entrava in tutti i negozi per farsi un’idea degli oggetti e del prezzo. L’ultimo giorno tornava a prendere quello che riteneva adatto alla specifica persona.
Quindi per esempio si tornava nel negozio A per prendere la madonnina alla zia, e nel negozio B per il sapone destinato ad un certo amico. Poi magari si ritornava nel negozio A per la calamita per un altro amico.
All’epoca non c’era whatsapp e si usavano gli sms. Non c’era la cronologia della chat. Quindi dovevi cercare qualcuno in rubrica e scrivergli.
Quel pomeriggio ero esausto dall’ andirivieni tra un negozietto e l’altro e preso dalla noia pensai di scrivere alla mia fidanzata aggiornandola sulla situazione con un non ne posso più di tutti questi souvenir potrei strozzarlo. Immediatamente dopo l’invio sentii il telefono del mio amico che era a pochi passi da me, emettere l’inequivocabile be-beep. Per un istante pensai a quale casualità potesse arrivare a lui un messaggio esattamente mentre io ne mandavo un altro ad un’altra persona. Io tendenzialmente ero troppo gentile ed accomodante, e lui troppo permaloso, ma quella volta si risolse con un sorriso, probabilmente era troppo preso dalla valutazione dei portachiavi.
A me non portò mai niente dai suoi viaggi, né prima né dopo e quindi per lui non ero tra gli amici cari, anche se mi chiese altre volte di fare altri viaggi, in vano.

Quando la compagnia sbagliata sei te stesso
Quando non sei mentalmente in forma, andare via da soli non va bene. Nel dicembre 2012 andai via 5 giorni in auto.

Feci brevi soste in Costa Azzurra e in particolare Nizza e nel Principato di Monaco. C’ero stato con la scuola e ricordavo la sensazione di disagio per via di un amore non corrisposto ma che mi illuse. Anche in questa occasione stavo vivendo una situazione simile. Avevo il cuore ancora rattoppato per una persona che se ne era andata in maniera dolorosa. Forse stava tornando in maniera poco chiara e non mi fidavo. Pochi anni dopo proprio sul lungomare di Nizza dove avevo alloggio e passeggiai a lungo, ci fu un terribile attentato, con un terrorista che falcidiò decine di pedoni con un autocarro.
Del principato di Monaco avevo un altro ricordo, sempre legato ad una donna assurda. Mi aveva raccontato di non potermi frequentare ma una volta fece 9 ore di auto per vedermi. Si era era dovuta trasferire a Nizza per lavoro. La descrizione della casa nel principato era solo una delle tante balle, poiché l’unica verità che mi disse era che tifava la Juventus, a cominciare dal suo nome, e non era mai stata a Monaco.
Ricordo quel viaggetto con una certa tristezza, ma in fondo erano le donne per cui mi ero consumato che erano tristi.

Tappa precedente Spiagge della Normandia, finalmente ci arrivo

I viaggi fatti, racconti di viaggio divisi per continente
Paesi visitati nei miei racconti di viaggio
Gli aneddoti, divisi per tipologia nei racconti di viaggio

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