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Avere dei problemi con l’aria condizionata è frequente in molti paesi. In Italia lo si può avere nei negozi, soprattutto nei supermercati, ma non tanto nei mezzi di trasporti. In certi viaggi è quasi scontato avere freddo negli aerei, nei treni o nei bus.


Tutti sappiamo di questa cosa, e ogni viaggiatore minimamente esperto, porta con sé qualcosa di pesante, anche nei climi caldi. Ma in alcune occasioni questo può non bastare.
Le, spesso diverse in ogni paese, per me nuove applicazioni per prenotare taxi, hanno innumerevoli vantaggi rispetto a come funziona coi taxi normali:
- Ti vengono a prendere e ti portano quasi ovunque
- Puoi monitorare il tragitto e che l’arrivo sia esatto
- Sai bene dove sei e quando stai arrivando
- Sai in anticipo il prezzo, non devi contrattare e non ti fregano
- Non c’è nessun problema se il driver non parla la tua lingua o l’inglese
- Quasi sempre puoi pagare con l’app o carta di credito, quindi, si evita l’atavico problema del tassista non ha mai il resto!
A differenza dell’Italia, dove prendere il taxi è per ricchi, in certi paesi le corse sono estremamente economiche, tanto da usarle anche per tragitti brevi.
È a Georgetown che ho problemi con l’aria condizionata
Nella prima mattina a Georgetown, con un super caldo fin dalla prima mattina e il timore di strapazzare il mio ginocchio, decisi di prendere un taxi per andare a visitare due tempi buddisti siti poco fuori dal centro. Nell’auto l’aria condizionata era sparata a palla, avevo la felpa nello zaino, e pensando che tanto il tragitto era breve, decisi di non tirarla fuori. Questo fu un errore che probabilmente condizionò il resto del viaggio.


Georgetown, città principale di un’isola (Penang) collegata alla vicina terraferma da un ponte, è una città coloniale molto ben tenuta. Le testimonianze del dominio europeo sono evidenti, tanto che nelle pasticcerie ci sono i fantastici pastel de nataportoghesi.
Ci sono anche ovviamente edifici asiatici; era un porto molto trafficato lungo la tratta tra l’India e la Cina. Quello che secondo me la rende più particolare è l’antico quartiere cinese costruito su palafitte di legno.
Già piuttosto fiacco, presi il bus notturno che mi portò, al porto da cui prendere la barchetta per le Isole Perhentian. Il clima era gelido, nonostante mi misi tutto il possibile addosso e stando per tutto il tempo abbracciato allo zaino. Una signora lo disse all’autista, che in risposta le rise in faccia e col coro di risate di alcune ragazze malesi (che però erano molto attrezzate, quindi consapevoli).
Avevo letto che in Malesia, se fai una recensione negativa, rischi la denuncia per diffamazione, e quindi direi proprio che l’attenzione alle esigenze del cliente sono minime.

A causa dei problemi con l’aria condizionata mi perdo le Perhentian
In un viaggio itinerante e molto vario, avevo pensato di dedicare 3 giorni interi e nella mia testa intensi ad una scorpacciata di mare, facendo snorkeling e annoiandomi in spiaggia sotto alle palme. Le Perhentian sono il classico paradiso tropicale, anzi equatoriale.
Quando ci arrivai, dopo la notte polare, avevo già la febbre e una necessità impellente di stare steso. Purtroppo, dovetti aspettare alcune ore molto faticose per avere la camera, e mi trascinai tra la sedia della reception e quella di un baretto vicino.

Le Perhentian sono una serie di isole, io non mi mossi da quella dove alloggiavo Kecil, quindi niente baia delle tartarughe o degli squali. La parte abitata dell’isola è talmente piccola che nonostante la mia infermità, solo per andare a cercare cibo (dal secondo giorno), posso dire di averla vista tutta. Non ci sono auto e praticamente si tratta di una sottile striscia di sabbia tra la jungla e il porticciolo. Ci si sposta tra una baia e l’altra, o in una delle altre isole, solo con le barche. Ma restai quasi sempre a letto, anche abbastanza preoccupato sul prosieguo del viaggio, e iniziai a riprendermi solo il giorno prima di riprendere la barchetta per la terra ferma.
L’unico aspetto positivo fu l’ultima cena. Un signore grigliava del pesce appena pescato e che potevi scegliere, sulla spiaggia. Mangiai in un tavolino a due metri da riva coi piedi nudi sulla sabbia.

I link
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Gli aneddoti, divisi per tipologia nei racconti di viaggio

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