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Da bambino, l’andare nelle Dolomiti era la vacanza, l’unica dell’anno, coi miei genitori. Ci andai altre  volte  da ragazzo con amici, e nel luglio 2021 in solitaria per un giro molto approfondito anche delle città della zona.                                       

Posso dire che il mio tutto sommato recente interesse per il trekking era latente e fu seminato dai miei genitori. L’andare nelle Dolomiti di allora significava grandi camminate senza alcuna attrezzatura; picnic nei prati con panini allo speck più fontina ed imponenti colazioni con burro, marmellata e latte delle mucche alpine.

Tutte le montagne sono belle, ma andare nelle Dolomiti, sia d’inverno che d’estate è qualcosa di unico per i colori incredibili.

In seguito fu molto diverso con gli amici e di nuovo diverso in solitaria.

Perdere le chiavi nella neve

La prima volta che andai con amici, in teoria fu per sciare. Eravamo in 12, ma di questi in due non avevano mai messo un paio di sci ai piedi, uno ero io.

I miei amici incoscienti ci portarono in una pista facile, ma non per chi non lo aveva mai fatto. Io ero più incosciente di loro perché mi buttai senza dubbi. L’altro invece si piantò in mezzo alla pista e bestemmiò per un paio d’ore. Poi pensò di scendere con la funivia e si trovò in una cabina sola proprio quando la funivia si dovette arrestare per alcuni minuti per via di un’ avaria. Scomodò altre divinità di diverse regioni. Poi ci tenne il muso per un paio di giorni, soprattutto a me che ero per l’appunto un incosciente.

Aveva ragione, anche perché questo non faceva di me uno sciatore. Proprio non sapevo come stare in piedi. Poiché a forza di ruzzolare ero a un terzo della pista, un amico pensò bene di aiutarmi caricandomi in spalla. In quegli anni gli indumenti erano scivolosi e non riuscivo a stare molto aggrappato al mio amico, così che ogni 3/4 metri, entrambi rotolavamo giù. Eravamo la barzelletta della pista.

Fortunatissimo

Finalmente riuscii ad arrivare al rifugio, dove decisi di aspettare tranquillo. Ad un certo punto realizzai che non avevo più le chiavi dell’auto che il mio amico mi aveva consegnato. Erano certamente uscite dalla tasca del mio giubbotto che avevo lasciato aperta. Erano cadute da qualche parte nella pista di neve. Eravamo in 5 coi dopo sci e gli sci che saremmo dovuti salite su quell’auto. Ovviamente non avevamo delle chiavi di scorta. Era una catastrofe!

Senza dire niente a nessuno, tentai di risalire la pista a piedi per vedere di trovarle. Era un’impresa disperata. Prima di ammettere la mia colpa, pensai di chiedere al bar del rifugio. Qualcuno le aveva trovate e le aveva portate lì.

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Io e i miei 3 fratelli col mitico passeggino doppio per i gemelli col quale ci arrampicavamo ovunque

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Fabio Viroli
Ho sempre avuto tante passioni, ma da sempre più o meno latenti, le principali sono viaggiare e scrivere. Tra le altre cose ho una laurea in psicologia; ho fatto per più di 30 anni l’allenatore di basket; leggo tanti libri; sono stato molto appassionato di sport e di musica rock; e faccio improvvisazione teatrale. IL mio primo romanzo, che non parla di viaggi, si chiama LE TUE GAMBE SONO BELLE COME LE TAGLIATELLE

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